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ULTIMO APPELLO

I due artefici delle scelte politiche di questo governo, gli apostoli dell’intransigenza dura e pura, in breve Di Maio e Salvini, hanno deciso di rispondere a muso duro alle richieste dell’UE confermando le previsioni di deficit al 2,4% quanto a disavanzo ed all’1,5% per il PIL mentre si stima che con le dismissioni pubbliche entreranno circa 18 miliardi, mentre il debito pubblico dovrebbe scendere al 126% del PIL nel 2021. Previsioni del tutto inattendibili cui non credono le organizzazioni degli imprenditori italiani i quali lamentano che non è prevista alcuna spesa per gli investimenti che dovrebbe far ripartire la produzione, non ci credono gli organismi internazionali, non vediamo come potrebbero crederci le istituzioni europee. Ancora più incerta è la previsione di ricavare ben diciotto miliardi di euro dalle dismissioni di parti del patrimonio nazionale. Davvero colpisce l’arroganza dei toni con cui questo governo ha risposto alle giuste richieste dell’UE che chiedeva un ripensamento per poter rientrare nei parametri. Non si è voluto tener conto neppure degli appelli lanciati da economisti indipendenti che in questi mesi hanno cercato di mettere in guardia il governo dai rischi che comportava questa manovra economica che fino ad ora avrebbe assicurato una serie di riforme che però restano ancora al palo. La paralisi è davvero preoccupante perché se ci si guarda in giro, nessun progetto, neppure quello della ricostruzione del ponte, è stato approvato. Promesse, sempre e solo promesse alle quali dovremmo credere fideisticamente. Un quadro davvero allarmante per cui non c’è da stare proprio allegri. Solo gli imbecilli, tanti a dire il vero, che si trovano ad ogni angolo di strada continuano a plaudire alla manovra del “cambiamento”. Incredibile che Salvini, al termine dell’ultima riunione del Consiglio dei Ministri di ieri affermi di star lavorando ad una manovra “che garantisca più posti di lavoro, più diritti alla persona e meno tasse…”. Se all’Europa va bene – dichiara il nostro, siamo contenti, sennò tiriamo dritto”. E’ il caso di ricordare al nostro patriota che siamo parte di un sistema economico, al quale abbiamo liberamente aderito, accettandone tutte le regole. Un sistema che ci ha consentito di assorbire i colpi della crisi economica per cui non possiamo lamentarci se in passato, in periodo di crescita, i governi precedenti hanno utilizzato le risorse non per abbassare il debito pubblico aumentando invece i costi della politica e la spesa corrente. Abbiamo fatto le cicale ed oggi ne paghiamo le conseguenze ma certamente questo nuovo schieramento politico non ha né risorse, né competenza per dirigere il paese in quanto fino ad oggi ha consentito solo allo spread di continuare a salire (oggi è risalito a quota 313) aumentando così l’insicurezza e soprattutto minando anche la fiducia nell’Italia e nella sua capacità finanziaria. Anche la Cancelliera Merkel ha inteso spendere qualche parola sulla vicenda, tifando per una composizione di questo scontro tra Italia e UE ricordando che il nostro paese è membro fondatore dell’UE “partecipando alla decisione di molte regole che ora sono le nostre basi giuridiche”. Regole rigorose applicabili a tutti i paesi europei a difesa sia della moneta unica che della finanza dei singoli paesi. La manovra maldestra del nostro governo non solo mette a rischio la ripresa economica del nostro paese ma pone seri rischi anche per la valuta europea nei rapporti con le altre valute, con ricadute anche di natura politica.

Si tratta di regole rigorose che hanno consentito però in questi anni di tener lontane le conseguenze della crisi mondiale, favorendo una maggiore collaborazione tra i paesi dell’euro e negli ultimi anni una lenta ma graduale ripresa in tutta l’area euro, ad esclusione del nostro paese, che può anche andare incontro ad una forte recessione economica per la quale può contare, certo, sull’aiuto dell’Europa ma solo a patto che ne rispetti le regole. Fuori dall’Europa non c’è salvezza per cui se questo governo vuole continuare a portare avanti un programma di aumento di spesa corrente, senza interventi strutturali, è il caso che termini qui il suo percorso, prima che aumentino i guasti per il nostro paese.

Novembre 2018 

 ULTIMO APPELLO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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