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LA DERIVA AUTORITARIA DEL GOVERNO MELONI

A corto di argomenti, Meloni ha lanciato una nuova sfida all’opposizione. Tra le tante promesse elettorali c’è quella che lei stessa ha definito ‘la riforma di tutte le riforme‘.

Di che cosa si tratta? Il 3 novembre scorso la premier ha scoperto le carte, annunciando l’intenzione di riformare la Costituzione con la previsione dell’elezione diretta del presidente del governo da parte dell’elettorato.

Abbiamo sulle spalle una responsabilità storica: consolidare la democrazia dell’alternanza e accompagnare finalmente l’Italia, con la riforma Costituzionale che questo governo intende realizzare, nella Terza Repubblica“. È l’annuncio solenne di una nuova epoca storica di cui la premier si fa promotrice per vedere il suo nome nei libri di Storia!!

La proposta di legge, che mira a garantire la stabilità del governo e a creare un legame più forte tra il voto dei cittadini e la formazione del governo, prevede un primo ministro eletto direttamente, nonché una legge che attribuisce alla coalizione o al partito vincente il 55% dei seggi in Parlamento, rendendo più facile l’approvazione delle sue leggi“, scrive la rivista Euractiv.

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Una soluzione, questa, che lascerebbe le mani libere al governo nell’approvazione delle sue leggi oscurando i poteri del Parlamento.

C’è d’aggiungere che la proposta di Meloni verrebbe a cambiare il ruolo del Presidente della Repubblica anche se il Ministro per le Riforme Istituzionali, Maria Casellati, assicura che non ci saranno modifiche dei poteri del Presidente della Repubblica.

Il leader di Azione Democratica, Carlo Calenda, al contrario scrive che “la premiership distrugge l’equilibrio di potere tra il Presidente della Repubblica e il primo ministro“.

Il progetto di legge è stato duramente contestato sia dai partiti di opposizione che dai giuristi. Secondo il costituzionalista ed ex parlamentare del Partito Democratico Stefano Ceccanti “quello proposto dal governo Meloni è un premierato del tutto anomalo rispetto agli standard europei“. Un giudizio severissimo è quello anche dell’ex Presidente della Consulta Ugo De Servio che nel corso dell’audizione in Commissione degli Affari Costituzionali ha ritenuto che il progetto “è debole per certi aspetti e quasi eversivo per altri“, mentre Zagrebelsky, invitato ad esprimersi, dichiara che “in quei cinque articoli non c’è niente da salvare perché di fatto stravolgono l’architettura della Repubblica“.

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Anche Cartabia rincara la dose richiamando due sentenze della Corte costituzionale secondo le quali “l’inquilino del Quirinale è un organo super partes, rappresentante dell’unità nazionale e dunque una figura preposta di garanzia e di equilibrio” mentre ancora De Servio ricorda “che i problemi di di funzionamento dei governi parlamentari sono diffusi in tutto il mondo ma nessuno ha reagito con una riforma di questo tipo“.

Più duro ancora il commento dell’ex Ministro democristiano Paolo Cirino Pomicino “Altro che madre delle Riforme, è il tombino della decadenza”. Il progetto fa cadere la maschera della Meloni, che va in senso autoritario. Anche Gianni Letta – ex braccio destro di Berlusconi – stronca il progetto caro a Meloni spiegando che “fatalmente ridurrebbe i poteri del Presidente della Repubblica, “perché la forza che ti deriva dalla investitura popolare è certamente maggiore di quella che deriva dal Parlamento“.

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Non è un mistero che all’interno del partito stesso della Meloni, ci sono esponenti di spicco poco convinti della cosiddetta norma antiribaltone. “Dibattito aperto dunque ma la riforma – scrive la Repubblicauno dei cavalli di battaglia di Giorgia Meloni, segna già il passo“.

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La rivista di Magistratura Democratica Questa Giustizia polemicamente ricorda che tra gli slogan già messi in campo dal governo, rivolto agli elettori, c’è “l’elezione diretta del capo dello Stato” che “sarebbe un potere in più a disposizione dei cittadini per determinare la politica del Paese“, dimenticando però che nel nostro ordinamento, da quasi venti anni, i cittadini italiani nelle elezioni politiche hanno in realtà “un potere in meno”: quello di non poter eleggere direttamente i propri rappresentanti al Parlamento.

Una forma di democrazia azzoppata è certamente un rischio per il paese, ma una democrazia affossata lascia libero l’accesso a prospettive autoritarie che la Destra al potere potrebbe proporre. Meloni e soci hanno assicurato verbalmente che non vi è in atto alcun tentativo per far rivivere il Fascismo, ma al contrario sembra che la destra ne stia oggi gettando le basi, e questo è un rischio reale per il sistema democratico perché più è debole la democrazia più si apre lo spazio a forme di governi autoritari. L’obiettivo della Meloni è proprio questo: delegittimare la democrazia debole per aprire un nuovo corso storico che farebbe riferimento all’esperienza del Fascismo.

Se si dà uno sguardo alle scelte della Meloni in campo internazionale, basta ricordare che la totale adesione alla politica nord-atlantica sotto la guida della Nato e degli USA. Quale sia l’obiettivo della Meloni e della sua squadra si è meglio chiarito con le declamazioni dei pezzi da novanta della destra, primo tra i quali il Presidente del Senato, seconda carica dello Stato Ignazio La Russa, il quale ha dichiarato che il Quirinale ha assunto, negli ultimi anni, compiti che la Costituzione non prevedeva. “Lo ha fatto reiteratamente per supplire alle carenze della politica” aggiungendo che la riforma del premierato ridimensionerebbe “l’utilizzo costante di questi ulteriori poteri“. “Un’elezione diretta del Presidente del Consiglio sarebbe lo strumento preferibile non eliminandoli ma ridimensionandoli” e questa operazione “sarebbe un atto di salute per la nostra Costituzione non un atto di debolezza“.

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Appare chiaro come il vero obiettivo della riforma del premierato è ridurre gli attuali poteri esercitati dalla Presidente della Repubblica, accusato di agire fuori della Costituzione (La Repubblica del 19/12/2023). Anche se La Russa è stato costretto a fare marcia indietro, ormai la frittata era fatta, aprendo così anche un conflitto tra poteri dello Stato, in più alla luce delle dichiarazioni gridate dalla Meloni alla chiusura del festival del partito di FDI: “finché saprò di avere dietro di me il consenso del popolo italiano, non si libereranno di me“, promettendo insomma di rimanere sino alla fine della legislatura. “Il governo di centro-destra – ha aggiunto – è un governo con la schiena dritta che va a testa alta e con le mani pulite…“. Sembra quasi che la Meloni abiti in un altro pianeta, dimenticando che alcuni membri del governo come Del Mastro, e Santanchè, solo per citare i casi più gravi, sono inquisiti dalla magistratura. Ai quali sarebbe stato opportuno chiedere di presentare le dimissioni.

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In una lettera aperta il leader M5S Conte ha parlato di una questione morale: “lei ha sempre detto – rivolgendosi alla Meloni – che la politica per recuperare la fiducia dei cittadini deve dare il buon esempio” ricordando che un Ministro della Repubblica (Francesco Lollobrigida) ha costretto a fermare un treno superveloce – un privilegio questo che conferma l’arroganza del governo in toto.

Mentre si è festeggiato Atreyu con il fior fiore della destra internazionale, il governo lascia 900 mila famiglie in povertà senza alcun tipo di aiuto e dimostrando la sua inaffidabilità anche al livello internazionale rifiutando, con un voto del Parlamento, di ratificare il MES quando già aveva concordato con gli alleati europei di essere pronta alla notifica per l’inizio dell’anno. Ormai la politica di questo governo ci allontana sempre di più dall’Europa con grave ripercussione anche sulla nostra finanza, incurante che tutto ciò peggiorerà l’economia del nostro paese.

Dicembre 2023

LA DERIVA AUTORITARIA DEL GOVERNO MELONI

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