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FRANCIA, RUSSIA E TURCHIA IMPEGNATI NEL PROCESSO DI NORMALIZZAZIONE NEL NAGORNO-KARABAKH

Non c’è dubbio che la normalizzazione dei rapporti tra i due paesi belligeranti non possa avvenire senza l’intervento delle potenze interessate a mantenere la pace in questo territorio devastato da una guerra che si è riaccesa negli ultimi mesi portando l’Azerbaigian a riconquistare alcuni territori che erano stati assegnati all’Armenia nella guerra che era scoppiata subito dopo la dissoluzione dell’URSS. Motivo della contesa è ancora una volta la regione del Nagorno-Karabakh, abitata in prevalenza da cittadini azeri, che furono costretti a lasciare questo territorio così come oggi sta avvenendo per i cittadini di etnia armena che hanno precipitosamente abbandonato le proprie case per rifugiarsi in Armenia che aveva chiesto a Mosca di aiutarla a difendersi da un conflitto durato 44 giorni nella regione contesa del Nagorno-Karabakh nel quale sono morte almeno 6.500 persone. Recentemente, grazie alla mediazione della Russia, sono stati rilasciati all’inizio di dicembre una decina di militari armeni: Mosca vuole in effetti mantenere un ruolo di stabilizzatrice in un’area, quella del Caucaso meridionale, che rappresenta uno dei punti più caldi ad est dell’Europa. Anche la Francia, che ha legami storici con l’Armenia, nonché una nutrita comunità armena in patria, vuole giocare la sua partita. Nella giornata di martedì 21 dicembre il Presidente russo Vladimir Putin e quello francese Emmanuel Macron, si sono sentiti telefonicamente esprimendo soddisfazione per gli sforzi compiuti per instaurare la pace, nonché la libera circolazione dei trasporti nella regione. Anche la Turchia, storica sostenitrice degli azeri durante il conflitto, ha fatto sapere che intende ripristinare i voli aerei. Il ministro degli Esteri turco, nella giornata del 20 dicembre, ha annunciato che “nei prossimi giorni” riprenderanno i voli diretti tra Turchia e Armenia, ricordando che “il prima possibile” ci sarà un incontro tra rappresentanti dei due paesi, Turchia e Armenia, per guidare, insieme ad Erevan il processo di normalizzazione. “Per aumentare la fiducia reciproca” augurandosi che “ci possa essere pace e stabilità nella regione meridionale del Caucaso”. Se queste sono le dichiarazioni ufficiali, ci aspettiamo che alle parole seguano i fatti. In effetti, quella attuale, è solo una ulteriore tregua nella guerra che si combatte alle frontiere fra i due paesi, dove sono collocati anche duemila soldati russi per evitare scontri tra le due parti. Il fatto è che la regione del Nagorno-Karabakh fa gola a molti, perché il suo territorio è attraversato dalla pipe-line che porta il petrolio da Baku in Turchia per cui per l’Azerbaigian è importante mantenere il controllo su questa striscia di territorio anche per mantenere aperta la frontiera tra Armenia e Turchia. Mentre per la Russia di Putin è vitale mantenere libero il passaggio del suo oleodotto che porta il gas naturale nei paesi dell’UE. Non a caso il Nagorno-Karabakh è uno dei focolai di guerra alla frontiera dell’UE che necessita soprattutto dell’appoggio della Russia di Putin che dovrà garantire la sicurezza di questa regione. Reggerà questo accordo? Possibile ma non certo e ciò dipende anche dalla politica della nuova amministrazione USA che sta giocando tutte le carte per rendere più difficili i rapporti tra l’UE e la Russia che è uno dei fornitori di energia più importanti per la filiera europea. Non a caso l’UE sta studiando per avere un ruolo autonomo in questa vicenda sempre che la pressione degli USA glielo consenta. Per il momento, è stato solo il presidente francese Macron a intrattenere i colloqui con la Russia ma è evidente che è essenziale che anche l’UE faccia un passo avanti per non appiattirsi sulla prospettiva americana che ancora una volta mostra di voler usare l’UE come una pedina per la politica che sta praticando di isolamento della Russia, ritenendo di poter parlare anche a nome dell’Europa. Una posizione questa che rischia di far fallire la prospettiva politica dell’UE di avviare un progetto di costruzione di un’Europa federale.

Gennaio 2022

(Avv. E. Oropallo)

Francia, Russia e Turchia impegnati nel processo di normalizzazione nel Nagorno Karabakh

 

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