skip to Main Content

ANCORA UNA CONDANNA DELLA POLONIA EMESSA DALLA CORTE EDU PER VIOLAZIONE DELL’ART 6 DELLA CONVENZIONE

La CEDU nella giornata di lunedì 8 Novembre ha ritenuto che la Camera di Revisione straordinaria della Corte Suprema polacca non è un tribunale indipendente, accogliendo il ricorso che due magistrati polacchi hanno presentato contro la decisione emanata dalla Camera di Revisione di non accogliere la loro richiesta di essere trasferiti in altra sede giudiziaria, lamentando così di essere stati privati del loro diritto ad un’udienza equa. La Cedu ha dato ragione ai ricorrenti mentre il Ministro della Giustizia e procuratore generale polacco ha commentato la sentenza dichiarando che “la CEDU va oltre le sue competenze a scapito dei poteri di uno Stato sovrano”, dimenticando, guarda caso, che aderendo volontariamente la Polonia alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ne accetta tutte le disposizioni, compresa quella di assicurare un giudizio equo all’interno del paese. Ancora, ha ricordato ai giudici polacchi che le sentenze emesse dalla CEDU possono essere appellate dinanzi alla Corte a seduta plenaria, sempre che ne ricorrano i presupposti. Gli avvocati dell’Ong Free Courts hanno sottolineto che “è la prima volta che la Corte europea dei Diritti dell’Uomo si esprime così chiaramente su una grossolana e sistematica violazione dello stato di diritto in Polonia”. A fine ottobre, a seguito delle ripetute violazioni dei principi di diritto posti a base dell’UE, la Polonia è stata espulsa dalla Rete Europea dei Consigli Superiori della Magistratura e la Corte di Giustizia dell’UE ha condannato la Polonia a pagare alla Commissione Europea una sanzione giornaliera di un milione di euro per non aver sospeso l’applicazione delle disposizioni nazionali relative alle competenze della Camera disciplinare della Corte Suprema. Continua dunque il braccio di ferro tra UE e Polonia senza che si veda una via d’uscita in quanto il governo polacco e la Magistratura da essa controllata, non intendono rispettare le norme del Trattato che stabiliscono che la legge europea vada applicata in tutto il territorio dell’Unione, anche quando la legislazione interna di un paese membro sia di segno contrario. Un conflitto che va avanti da molti mesi, diventato più delicato in quanto la Corte Costituzionale polacca ha stabilito il primato della legge interna rispetto a quella europea, rendendo così ancora più difficile trovare una soluzione. Anche un eventuale ricorso della Polonia alla Corte di Giustizia Europea sarebbe respinto in quanto la stessa già si è espressa ripetutamente ritenendo inammissibile e contrarie alla legge europea le posizioni della Polonia. La Commissione sarebbe pronta ad inviare una lettera sia alla Polonia che all’Ungheria per chiedere chiarimenti, nell’ambito del nuovo meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto che lega i fondi europei al rispetto dello Stato di diritto. Se le risposte non saranno soddisfacenti, l’esecutivo UE avvierà di fatto la seconda fase della procedura che potrebbe sfociare in un giudizio innanzi la Corte di Giustizia dove entrambi i paesi corrono il rischio quasi certo di una ulteriore condanna per violazione delle norme UE con la prospettiva di essere espulso dall’Unione per aver violato quanto previsto dalla legge europea.

Novembre 2021

ANCORA UNA CONDANNA DELLA POLONIA EMESSA DALLA CORTE EDU PER VIOLAZIONE DELL’ART 6 DELLA CONVENZIONE

 

Back To Top
Translate »