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LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN RUSSIA E IL CASO NAVALNY

Mentre il leader dell’opposizione Navalny si trovava in ospedale in Germania dopo il tentativo di avvelenamento di cui sarebbe rimasto vittima mentre era in Siberia per sostenere i candidati dell’opposizione, il 14 settembre scorso si tenevano le elezioni amministrative in Russia in 18 delle 85 regioni russe. Il partito di Putin “Russia Unita” ha ottenuto una netta vittoria ma questo era un dato già scontato. Quello che c’è di nuovo è che il partito di Putin ha perso la maggioranza dei consigli comunali di Novosibirsk – la terza città più grande della Russia – e di Tomsk, città nella quale il 20 agosto scorso c’era stato il tentativo di avvelenamento. Si tratta della prima vittoria di un candidato della fondazione Navalny. Tra i territori interessati dal turno elettorale c’era anche la Crimea per cui l’UE che non ha riconosciuto l’annessione della Crimea da parte della Russia, per bocca di Barrell, commissario alla sicurezza, non ha riconosciuto lo svolgimento delle elezioni nella penisola di Crimea, continuando a sostenere con fermezza la integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina. Ricordiamo che, a causa di questa annessione ritenuta illegittima, l’UE – anche su pressione del governo Trump – ha decretato una serie di sanzioni economiche contro la Russia, ancora in vigore, fino a quando la penisola non sia stata restituita all’Ucraina. Ipotesi questa difficilmente realizzabile in quanto la Russia è decisa a restare in Crimea, tenuto conto che ciò che è avvenuto è dovuto anche dalla decisione della Nato di aprire le porte dell’Alleanza Atlantica all’Ucraina per cui la penisola di Crimea sarebbe diventata una zona ideale per controllare i movimenti militari della Marina Militare russa. Neppure va dimenticato che anche le ex repubbliche sovietiche baltiche sono entrate a far parte della Nato per cui si sta completando il totale accerchiamento della Russia da parte di un’organizzazione militare occidentale. Una situazione esplosiva che non è stata ancora risolta, malgrado i colloqui in corso – per il momento sospesi – che si erano tenuti a Minsk in Bielorussia, prima delle recenti elezioni. Ancora, va aggiunto che la penisola di Crimea, ai tempi dell’URSS, con la presenza di una forte minoranza russa, era una base navale dell’URSS, e fu restituita all’Ucraina tenendo conto della sua appartenenza al blocco sovietico per cui è discutibile che essa possa essere rivendicata dall’Ucraina una volta che l’URSS si è dissolta. L’UE, che ancora qualche anno fa era legata alle scelte USA, ha aderito alla richiesta americana di sanzioni contro gli stessi interessi economici dell’Unione, spingendo per trovare una soluzione, sostenendo sì l’Ucraina ma consapevole delle ragioni russe. Ma, ritornando alle elezioni che si sono svolte in alcune regioni russe, si è trattato di un test importante in vista delle elezioni legislative del 2021 sia per il partito di Putin precipitato al minimo storico di popolarità (il 30%) a causa della crisi economica, ma anche per le accuse di clientelismo e criticata gestione della pandemia. Ma il test era importante anche per i collaboratori di Navalny che si sono trovati ad affrontare le elezioni senza la presenza carismatica del capo. Contro la repressione in Bielorussia di queste ultime settimane e l’avvelenamento del leader dell’opposizione russa, si è espressa con una risoluzione di condanna anche il Parlamento europeo. Risoluzione che non è stata votata dalla Lega, mentre Fratelli d’Italia e il M5S si sono astenuti a conferma di quali sono i modelli cui si ispira la destra italiana ed in particolare la Lega che, in passato, non nascondeva la sua vicinanza sia al partito di Putin che al sovranista Orban. Nel frattempo, dopo 32 giorni di ricovero, di cui 24 in terapia intensiva, Alexey Navalny è stato dimesso dall’Ospedale Charité di Berlino. L’entourage di Navalny ha sempre accusato Putin di aver attentato alla sua vita mentre l’UE ha condannato formalmente l’accaduto dopo che è stato accertato che la sostanza usata è stata il Novichok, l’agente nervino di epoca sovietica, anche se le autorità russe hanno smentito tali ipotesi ma le analisi eseguite in laboratori indipendenti francesi e svedesi hanno confermato che proprio di quell’agente tossico si è trattato. In ogni modo, la guarigione procede regolarmente per cui la sua portavoce ha già affermato che, sventato il tentativo di intimidazione, Navalny tornerà sicuramente in Russia. “Non abbiamo preso in considerazione nessuna altra opzione” ha detto. Un caso, quello di Navalny che ha rispolverato vecchi timori, alimentando una polemica senza che ancora il caso sia stato chiarito. Fatto sta, come abbiamo già detto, l’entrata in campo della Nato fa salire la febbre, aprendo scenari che non osiamo neppure immaginare. Certo la Russia è l’ultima ad avere interessi a rovinare i rapporti con l’UE e con i paesi confinanti mentre gli USA, sostenuta anche dai vertici della NATO, sono interessati a inasprire le sanzioni contro la Russia coinvolgendo anche l’UE in questa impresa, prigioniera della politica USA che non nasconde la prospettiva di mandare a gambe all’aria il progetto di costruzione del gasdotto Nord Stream completato per il 90%, pronti a prendere il posto della Russia a beneficio della propria industria estrattiva, creando così un’altra dipendenza dell’Europa rispetto all’alleato di oltre Atlantico. E’ proprio questo il destino dell’Europa? Crediamo che sia sempre più improrogabile che l’UE completi il suo percorso per rafforzarsi politicamente e per poter scegliere da sola i suoi alleati e il suo futuro. In questa prospettiva bisogna che gli Stati membri dell’UE, una volta e per tutte, abbandonino tutte le illusioni nazionaliste per portare a compimento un obiettivo che stiamo attendendo da oltre 60 anni.

Le elezioni amministrative in Russia e il caso Navaly

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