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IL PNRR, OCCASIONE  PERSA PER I GIOVANI

Per la scuola nel piano ci sono 19 miliardi ma sono tutti destinati alle infrastrutture che certamente ne hanno bisogno ma dimenticando  che questi fondi in precedenza erano diretti a modernizzare la preparazione dei docenti e finalizzare l’istruzione alle richieste del mercato. Problema che è stato del tutto ignorato da chi ha scritto il PNRR. I primi bandi sono partiti ma sono indirizzati in prevalenza a mettere in sicurezza le strutture scolastiche ma servirebbero investimenti per rivedere i programmi e finalizzare l’istruzione superiore alle esigenze del mercato. “Il PNRR – taglia corto il prof. Monti – dal punto di vista della formazione e dello sviluppo dei giovani è un’enorme occasione mancata”. Secondo la Banca di Italia la base di partenza è da allarme rosso: “in Italia meno del 20% della popolazione in età di lavoro è laureato contro il 33% della media europea, per non parlare degli Stati Uniti (50%) o del Giappone (60%). Anche per i diplomati degli istituti superiori siamo sotto la media europea (62% contro il 79%), mentre siamo ben sopra nell’abbandono scolastico con il 13%, malgrado già nell’agenda di Lisbona nel 2000 la UE imponesse entro il 2010 di scendere sotto il 10, come sono riuscite a fare Francia e Germania”. Ciò significa che circa mezzo milione di studenti vanno dispersi. E’ un divario certo che ci portiamo dietro da più di un secolo. Solo nel periodo del miracolo economico degli anni ‘60, sembrava che ci fosse un’inversione di rotta ma poi negli anni ‘70 e ‘80 il divario è ripreso a crescere e la formazione non è stata più una priorità. Spesso è che manca l’incentivo. “Se si guarda ai vantaggi retributivi, nella maggioranza dei paesi industrializzati i laureati guadagnano in media il 54% in più dei diplomati. In Italia la media è del 37% mentre i salari solo in trent’anni sono diminuiti del 2,9% mentre in Francia sono aumentati del 31%, in Germania del 33% e negli Stati Uniti del 47%”. Ciò spiega il fenomeno della fuga all’estero di molti giovani cresciuti nelle nostre università che vanno a contribuire allo sviluppo di altri paesi. Un’amara constatazione che si collega al fenomeno in Italia della carenza di personale specializzato che mette in crisi diversi settori produttivi. Ma la statistica più inquietante ci viene dall’OCSE: la percentuale di laureati nella fascia cruciale 24-34 anni l’Italia con il 28% è ancora una volta a fondo classifica. Senza fondi difficilmente si potrà avviare quel piano richiestoci dall’UE di dare impulso ad una riforma scolastica. In effetti l’Italia ha passato il primo esame ma le vere riforme restano lontane. La UE ha dato via libera alla tranche iniziale da 24 miliardi perché nel 2021 sono stati raggiunti i 51 obiettivi previsti ma non ci sono stati concreti provvedimenti che possono essere verificati. Insomma i fondi ci sono ma non si sa come spenderli. “Se vogliamo vincere la scommessa fatta dal nostro governo – scrive La Repubblica del 10 u.s. – conta non solo spendere ma anche e soprattutto spendere bene” perché da questo momento in poi non conteranno le parole ma i fatti per cui se non può essere utilizzato il piano per la ripresa, i fondi potrebbero essere bloccati. Non è un caso che anche in queste ore il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, insiste nel sostenere che l’aspetto più importante di questo semestre è quello di rispettare le scadenze del PNRR per cui, qualunque cosa accada nelle scelte del Presidente, ci dovrà essere un governo in grado di garantire continuità nella attuazione del piano.

Il PNRR, OCCASIONE PERSA PER I GIOVANI

 

 

 

 

Il nostro paese – scrive ancora La Repubblica del 15 u.s. – è atteso all’esame della prossima estate e del prossimo inverno che valgono rispettivamente 19 e 21 miliardi di euro”. Le linee guida del Recovery, inoltre aggiungono che “chiunque cambi il PNRR non può compromettere o cancellare le riforme che sono state già aggiunte”. Una situazione che potrebbe non essere più gestibile neppure con la guida di Draghi al governo perché si sta ripetendo esattamente il quadro che ha fatto saltare il governo Conte ma soprattutto perché nel caso non riesca l’Italia a far fronte agli impegni assunti a livello europeo, potrebbe saltare anche il piano Recovery Fund a livello europeo.

Una situazione delicata della quale ben pochi politici hanno la percezione sussistendo il rischio reale di una crisi politico-istituzionale di proporzioni inimmaginabili.

Gennaio 2022

 

 

 

 

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