IL MASSACRO DI SREBRENICA: UN GENOCIDIO A DUE PASSI DA CASA NOSTRA
L’11 luglio 1995 a Srebrenica 8000 uomini e ragazzi bosniaci musulmani vennero trucidati dai serbi. Un massacro frutto dell’odio nazionalista. L’11 luglio di quel giorno la cittadina bosniaca di Srebrenica, arroccata sulle montagne, divenne il teatro di un genocidio perpetrato dai gruppi paramilitari e dalle forze della Repubblica serba di Bosnia sotto il comando del generale Ratko Mladić (meglio conosciuto come il macellaio dei Balcani). Uomini e ragazzi sopra i 14 anni vennero deportati, uccisi – spesso dopo aver subito torture – e sepolti in fosse comuni.
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Fu un massacro, privo di intenti strategici e motivazioni belliche: a conflitto quasi finito (avendo i serbi raggiunto i loro obiettivi) mosso dunque solo da intenti nazionalisti. Quel massacro fu il tragico epilogo di una lunga guerra che si concluse solo alcuni mesi più tardi con la firma degli accordi di pace di Dayton – ed eseguito sotto gli occhi dei caschi blu che non intervennero per motivi e circostanze mai del tutto chiarite.
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A 31 anni di distanza mentre in tutta Europa il genocidio viene ricordato come un fatto, storicamente confermato dalle sentenze dei tribunali internazionali, vi sono ancora in Serbia e nella Repubblica Srpska protagonisti che continuano a negare le proprie responsabilità. Questo profondo divario tra i fatti accertati in sede giudiziaria e le narrazioni politiche fatte da questi soggetti resta uno dei maggiori ostacoli per una vera riconciliazione nell’area post jugoslava.
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Da Srebrenica a Gaza, di genocidio in genocidio
Durante gli ultimi anni, dopo il genocidio a Srebrenica assistiamo in diretta a un altro genocidio, che non siamo riusciti a impedire – quello di Gaza. Luisa Chiodi, Direttrice di OBCT, invita a cuore aperto di non arrendersi alla rassegnazione: “La brutalità, la crudeltà assurda, la violenza cieca a cui abbiamo assistito trentuno anni fa e che stiamo vivendo, ancora una volta, è la storia dell’umanità a cui non possiamo arrenderci”, “coscienti, oggi, che la solidarietà, con gli oppressi, non è un sentimento, ma una scelta, un obbligo morale e politico che va assunto senza paura di avere un prezzo da pagare”. “Dobbiamo unirci alle iniziative di boicottaggio di Israele e di chi lo sostiene, e, naturalmente, dobbiamo sostenere chi lotta per realizzare il sogno di far nascere in Palestina un paese per tutti coloro che lo abitano dal fiume al mare, senza discriminazioni “.
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È vero che l’attentato del 7 ottobre 2023 ha provocato una ferita profonda nella coscienza politica e civile degli israeliani, ma ciò non giustifica affatto la risposta del governo di Netanyahu. A settembre del 2025 l’offensiva israeliana ha causato oltre 65 mila vittime, di cui quasi 19 mila bambini, e centinaia di migliaia di sfollati con conseguenze devastanti per la popolazione civile. Gaza è una nuova Srebrenica moltiplicata per dieci: un massacro a cielo aperto sotto gli occhi dell’ONU e per il quale è totalmente giustificata la definizione di vero e proprio genocidio.
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Come scrive Il Piccolo di Trieste, l’Europa ha perso la dignità rinunciando a proteggere le migliaia di bosniaci che si erano affidati alla protezione dei soldati dell’ONU.
“La comunità internazionale” – scrive ancora Il Piccolo – “oltre che condannare Ratko Mladić, avrebbe dovuto processare sé stessa“. Ed invece dopo l’invasione della Palestina si è schierata con Israele, mentre le organizzazioni della società civile hanno in questi anni manifestato a favore dei palestinesi.
Ma tutto ciò non basta. Uno storico quanto fragile accordo di pace tra Hamas e Israele è stato raggiunto sotto l’egida del Presidente statunitense; nonostante l’intesa però le uccisioni a Gaza continuano, e la prospettiva di una pace giusta e duratura tra Israele e Palestina appare ancora molto lontana.
Luglio 2026
Avv. Eugenio Oropallo