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QUALE RISCHIO PER L’ITALIA SE VINCE IL NO?

In un articolo pubblicato sul quotidiano “l’Adige” del 20.9 vengono esposte da un sostenitore del SI’ i timori nel caso di una vittoria del NO.          Ad affermarle è il vicepresidente vicario dell’IAI dell’Istituto Affari Internazionali. L’autore critica le preoccupazioni espresse da alcuni costituzionalisti di una riforma che porta ad un eccessivo accentramento di poteri nelle mani del Presidente del Consiglio. Ritiene l’autore che “vi è una chiara esigenza europea e internazionale a giustificarla”. Aggiunge, infatti, che “il premier nazionale deve essere in grado di dirigere e coordinare tutte le competenze del governo che lo impegnano al tavolo del Consiglio europeo”. Ammesso che così fosse, non vediamo perché – in nome di una presunta efficienza e rapidità delle decisioni – si debba concedere al Presidente del Consiglio un potere che va oltre i suoi compiti istituzionali. L’esigenza – ammette l’autore – “sarebbe dettata dall’evoluzione istituzionale dell’UE e da un diffuso “verticismo” multipolare nelle relazioni internazionali”. Dunque, il Presidente del Consiglio dovrebbe essere messo in condizione di prendere decisioni che finiscono per coinvolgere il nostro paese a livello internazionale, senza che vi sia alcun controllo politico su queste decisioni. “I contrappesi, è evidente, devono funzionare, ma ciò non vuol dire che deve avvenire a scapito dell’efficienza”. Ancora una volta si vuol giustificare questo allargamento delle competenze del Presidente del Consiglio con la necessità di garantire una maggiore efficienza. Paradossalmente, scrive ancora l’autore che “per poter sopravvivere ai venti dell’antipolitica è necessario chiarire meglio la distinzione dei ruoli fra esecutivo e legislativoavendo “per troppi anni vissuto nella confusione e sovrapposizione dei due ruoli…mentre oggi il paese necessita di efficienza, autorevolezza e credibilità”. Ci sembra che queste esigenze nulla abbiano a che vedere con questa riforma della Costituzione che non fa che accrescere la confusione dei ruoli. Per finire – scrive l’autore – “dire NO alla riforma significherebbe negare il nostro interesse europeo ed internazionale a giocare un ruolo di grande nazione”. Ecco svelato il mistero, l’obiettivo è dunque quello di riappropriarsi di un ruolo di grande nazione. Un motivo in più, ancora una volta, per dire NO ad una mutazione transgenica che si vorrebbe imporre al testo della Costituzione.

Novembre 2016

(Avv. E. Oropallo)

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