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GLI IMMIGRATI COME RICCHEZZA

Ne è convinto il governo spagnolo: l‘arrivo degli immigrati, in gran parte dall’America latina, frena il calo demografico e aiuta l’economia. L’instabilità economica e politica in quelle terre, ma anche il bisogno di manodopera nel settore turistico e dei servizi in Spagna, spiega questo boom migratorio.

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Il Paese, che si tiene alla larga dai discorsi xenofobi in Europa, non ha rafforzato la chiusura delle frontiere ed anzi ha sviluppato degli strumenti per facilitare la regolarizzazione degli immigrati, senza i quali la metà dei ristoranti sarebbe chiusa, i cantieri edilizi si fermerebbero e non ci sarebbe personale per la raccolta dei prodotti agricoli. “Se gli europei vogliono mantenere i loro standard di vita, hanno bisogno di milioni di immigrati“: secondo l’ormai ex governo al Paese servono tra i 25 mila e 300 mila lavoratori all’anno per sostenere il welfare e, in particolare, il sistema pensionistico. L’aumento della popolazione contribuisce con il boom del turismo alla forte crescita della Spagna che, nel 2024, è stata del 3,2% – contro l’1% della Francia e lo 0,3% della Germania. L’ex Primo Ministro Sánchez commentava, a fine anno, che il 40% della crescita attuale poteva essere attribuito all’immigrazione che sostiene in particolare i consumi.

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In un suo saggio Linda Sabbadini, già direttrice dell’Istat, scrive che le migrazioni sono sempre esistite. Certo pongono problemi sia di natura umanitaria che di diritti, ma possono essere di grande aiuto all’economia del Paese, se ben gestite. Nel 2050, la popolazione del nostro Paese scenderà di 5 milioni di persone; inoltre, secondo le stime attuali, diminuiranno le persone in età lavorativa da 15 a 6,4 milioni di unità, per cui si porrà il problema di pagare le pensioni a chi ha lavorato una vita. Possiamo puntare un dito sulla scarsa natalità, ma ci vorranno tempi lunghi in quanto la situazione demografica in Italia è peggiorata, essendo ridotto il numero delle donne in età riproduttiva.

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L’esempio della Germania

La Germania ha accolto un milione di siriani e ha avviato un processo di integrazione nel Paese, mentre gli altri ergevano muri. Stiamo parlando della più grande delle economie in Europa che adesso ospita un milione di ucraini. Allora, se l’incremento delle nascite ha effetto nel lungo periodo, l’arrivo di migranti ben gestito anno dopo anno con politiche di integrazione adeguate può trasformare la situazione economica del Paese e della popolazione in età lavorativa.

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Dunque, se questo è stato possibile per alcuni Paesi europei, perché è così difficile immaginare un’Italia multietnica? La comunità italiana che è immigrata in Canada o in Argentina oppure negli USA non ha forse arricchito quei Paesi? E perché non dovrebbe farlo un siriano, un afgano, un nigeriano o un ucraino nel nostro Paese? Di che cosa abbiamo paura, della perdita della nostra purezza? L’Italia, con la sua capacità, vivrà nei secoli anche se gli italiani avranno una pelle un po’ più scura. Può questa paura portare a indifferenza, cinismo o a lasciar affogare nel mare i migranti senza soccorso? No, non è accettabile: allora prepariamoci a progettare soluzioni realistiche a un problema assai complesso. Abbiamo bisogno di più Europa e più Italia, che agiscano in nome dei loro valori di civiltà nel mondo, ma anche degli interessi per il loro futuro. Purtroppo il governo italiano ha scelto una strada diversa: invece di costruire ponti di solidarietà, sta investendo milioni di euro per respingere i migranti al di là del mare.

Ottobre 2026

Avv. Eugenio Oropallo

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