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STIPENDI BASSI IN ROMANIA E RIPRESA DELL’EMIGRAZIONE

Dopo la crisi sanitaria globale, la ripresa economica rischia di bloccarsi in diversi paesi dell’Est Europa per la carenza di manodopera. In effetti in Romania negli ultimi anni, migliaia di cittadini sono emigrati in cerca di una vita migliore. A lasciare il paese non sono più solo le badanti ma migliaia di lavoratori del settore industriale obbligando il governo ad aprire le porte all’emigrazione dall’Africa e dall’Asia per supplire, almeno in parte, alla grande richiesta di manodopera nei settori del turismo, ristorazione ed edilizia. La causa principale della fuga dei cittadini rumeni sono gli stipendi, tra i più bassi dell’UE. E lo stipendio minimo nazionale è il terzo più basso fra tutti i 27 paesi: secondo Eurostat, all’inizio dell’anno lo stipendio minimo in Romania era di 458 euro, in Ungheria di 442 euro e in Bulgaria di 332 euro. Presso le frequentatissime terrazze del centro storico di Bucarest, molti camerieri sono immigrati mentre i camerieri rumeni invece servono il caffè a Roma o a Barcellona. Le grandi imprese rumene hanno iniziato ad aprire propri centri di preparazione professionale dove persone senza esperienza vengono specializzate per poter continuare la produzione nelle fabbriche come a Timisoara, per il fatto che molti lavoratori rumeni, dopo essersi specializzati in Romania, emigrano verso gli altri paesi dell’UE. Al contrario, i lavoratori provenienti dall’Asia o dall’Africa possono guadagnare in Romania anche 20 volte di più rispetto ai loro paesi. L’indice della disoccupazione in Romania si aggira intorno al 5% con ampia differenza però tra Nord e Sud e tra Ovest ed Est. Nella capitale Bucarest e a Cluj (la Silicon Valley rumena) gli stipendi partono da 950,00 euro al mese e possono arrivare anche a 5.000,00 euro al mese mentre un lavoratore dell’Est del paese ha uno stipendio anche tre volte più basso rispetto ad uno di Cluj. Secondo il FMI la Romania ha registrato nel 2020 una perdita del PIL del 3,9% facendo meglio di altri paesi europei. La stima per quest’anno è di una crescita economica del 7% per cui è possibile per i lavoratori disoccupati in Occidente, ma altamente specializzati, che essi vadano a riempire i vuoti in Romania, soprattutto nei settori dove i salari sono più alti. Se la Romania saprà ben spendere il PNRR che prevede la possibilità di utilizzare 29,2 mld. di euro sarà possibile per il paese garantire sia gli investimenti che le riforme per la modernizzazione delle infrastrutture dei trasporti e della sanità ma questo dipende – almeno per l’Europa dell’Est – proprio dalla disponibilità sufficiente di manodopera e da stipendi che possano garantire una vita dignitosa.

Ottobre 2021

STIPENDI BASSI IN ROMANIA E RIPRESA DELL’ EMIGRAZIONE

 

 

 

 

 

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