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SI APRE UN’EPOCA di RIFORME per l’UE

Dopo l’accordo raggiunto dal Consiglio Europeo si apre la strada per una profonda riforma politica dell’UE. La pandemia ha dimostrato, e lo conferma l’accordo raggiunto, che sia sempre più indispensabile accelerare una riforma politica dell’UE che punti alla costruzione di un’Europa federale perché esistono già diversi settori che, se sviluppati nei prossimi anni, potranno costituire il nucleo di una riforma definitiva. Insomma, è la politica dei piccoli passi anche perché molti paesi non comprenderebbero o meglio, non approverebbero una riforma imposta, sotto la pressione di un eccezionale evento come è stato quello della pandemia. Peraltro, è avvenuto qualcosa di simile nel 2005 quando venne a cadere il progetto della Costituzione Europea che, aldilà dell’opposizione scontata della Gran Bretagna, venne ad essere sconfessata proprio da quei paesi come la Francia e l’Olanda che non seppero avere una visione lungimirante, preoccupati solo dei propri interessi nazionali. E in questo quadro, se oggi Macron mostra il volto nobile del riformatore, vi sono diversi aspetti che non sto qui ad indicare, che mettono in guardia su una posizione schiettamente europeista della Francia. Comunque, bisogna giudicare i fatti più che le intenzioni e a questo punto c’è da dire che la Francia ha appoggiato il piano tedesco della Merkel per salvare la prospettiva europea. Il vero vincitore, il motore di questa manovra, è proprio la Germania ed in particolare è merito della Merkel, una personalità politica che ha fatto pesare la sua autorevolezza in un dibattito a più voci che rischiava di far saltare ogni accordo. E non parlo tanto dei paesi “frugali” ma di altri, in particolare dell’Italia che, proprio a causa delle manovre del premier Conte, rischiava di tornare a casa a mani vuote. Non perché abbia alzato la voce ma perché pur conoscendo la difficile situazione del nostro paese, non ha capito che le minacce in quell’ambito non portavano da nessuna parte, finendo per ottenere solo l’irrigidimento delle posizioni espresse dai diversi gruppi. Certo si è trattato di un accordo che se è servito a tranquillizzare il nostro paese, è stato bilanciato dalla concessione fatta ai paesi del Nord, di uno sconto a loro favore sul contributo che dovrà essere versato al bilancio dell’UE di ben 7,8 mld. di euro. Ma questo è un punto secondario dell’intesa raggiunta: il punto più interessante è un altro ed è quello di aver bloccato il diritto di veto dei paesi che hanno partecipato alla riunione del Consiglio. In effetti, si tratta di un passo avanti notevole perché di fatto segna il passaggio di una serie di poteri dal Consiglio – che rappresenta gli Stati nazionali – agli organi eletti democraticamente – e mi riferisco al Parlamento votato dai cittadini europei e alla Commissione i cui membri sono scelti dal Parlamento. Insomma, si prefigura la prospettiva di una politica europea guidata non più dagli interessi spesso contrastanti dei singoli paesi ma capace di esprimere gli interessi collettivi di tutti i paesi membri. E questa prospettiva, una volta avviata, verrà a spegnere i focolai sovranisti che ancora sono presenti nell’UE. Ben più che soddisfatti possiamo ritenerci di questa prospettiva fermo restando che ciò che non fu possibile in passato, oggi, nella fase di crisi che stiamo vivendo, a volte anche la negatività può trasformarsi in positività, è necessario accelerare alcune riforme indispensabili. Innanzitutto, mi riferisco ad una creazione di un organismo finanziario – che faccia capo sia alla BCE che alla Commissione – che possa guidare e controllare la situazione finanziaria dei singoli paesi membri, potendo intervenire autonomamente anche a misure di aggiustamento anche in previsione dell’adesione di tutti i paesi membri dell’area euro. Un passaggio difficile ma essenziale per potersi difendere dagli attacchi sia degli USA che ormai non può più dirsi nostro alleato, sia della Cina, in minor misura e va recuperato il rapporto con la Russia, con la quale si tratta di trovare punti su cui possiamo convergere in quanto parti di un unico continente. E la collaborazione con la Russia può interessare tutta una serie di settori, a partire da quello tecnologico e a finire con quello dell’energia e della difesa comune. Credo che questa prospettiva possa favorire una maggiore apertura del vasto mercato russo che già ha conosciuto un grosso sviluppo dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Ma vi è di più: la Turchia oggi sta attuando una “sporca” politica per penetrare nel Mediterraneo avvalendosi di accordi inter-governativi con la Libia. Ma c’è in corso un contenzioso preoccupante aperto con l’UE per lo sfruttamento delle riserve di gas che si trovano nei fondali dell’isola di Cipro per cui bisognerà contenere questa espansione prima che sia troppo tardi e l’UE, grazie alla sua potenza economica, ha tutti gli strumenti per bloccare questa manovra della Turchia. C’è un ultimo aspetto su cui mi voglio soffermare ed è quello dell’espansione dell’UE nella vicina area balcanica. Ci sono paesi che da anni battono alla porta dell’UE. Non è un caso che sia stata proprio la Merkel a creare qualche anno fa un tavolo di discussione inter-governativo per aiutare questi paesi a raggiungere uno standard economico e politico necessario per entrare a far parte dell’UE. Oggi è matura già la trattativa per l’adesione della Macedonia del Nord e dell’Albania, mentre con la collaborazione dell’UE si sta svolgendo una trattativa tra Serbia e Kosovo che potrebbe concludersi positivamente anche in previsione di una loro adesione all’UE. Si tratta di paesi che non hanno ancora superato il trauma della guerra che ha causato migliaia di morti da ambo le parti. La prospettiva di far parte di un unico Stato Federale potrebbe concorrere a chiudere le ferite ancora aperte. E per il momento mi fermo qui. Per quanto riguarda il fenomeno del sovranismo, credo che sia chiaro, a tutti gli Stati membri, che non si può tornare al passato. Anche i paesi sovranisti lo sanno bene e tutti i membri, se alzano la voce, spesso lo fanno per ottenere qualcosa di più. Se oggi Polonia, Ungheria, Slovacchia e in misura minore la Cechia possono dirsi soddisfatti dei loro progressi economici, sanno bene che lo possono fare solo in virtù dei contributi dell’UE al loro sviluppo. Si tratta di paesi che escono da un’esperienza trentennale di prevaricazione e di sottomissione al potere sovietico per cui non è facile vincere le loro paure ma credo che se il processo riformatore vedrà anche questi paesi in primo piano, credo che cambierà anche la loro visione nazionale. In fondo, essi chiedono di non essere lasciarli soli, come è avvenuto in passato e, sapersi protetti dallo scudo europeo, è senz’altro meglio dello scudo USA. Più di un commentatore politico ha scritto che essi non sono anti-europeisti ma si fidano più dello scudo NATO. Quando ci sarà una politica unitaria, probabilmente bisognerà attendere ancora, non ci sarà alcuna riserva da parte loro sulla scelta europeista. In effetti le nuove generazioni in tutta Europa tifano per la creazione di una nuova Europa per cui se questo organismo prende corpo, si realizza, sarà più facile contare sulla loro totale adesione. Certo dagli errori del passato bisogna pur imparare qualcosa e non credo che saranno proprio le “piccole patrie” a defilarsi rispetto a questa prospettiva unitaria. Io vedo maggiori problemi nei rapporti con gli USA ma anche con la Cina che sta entrando prepotentemente nel panorama politico mondiale, espandendo la sua influenza e intensificando la sua presenza anche a un continente a noi vicini come l’Africa e aumentando la sua penetrazione anche in Europa. Se questi paesi rinunceranno a conquistare il mondo, ebbene si potrà anche guardare con serenità ai prossimi anni. Ma ciò dipenderà anche dalle politiche di collaborazione che sarà possibile sviluppare, tenendo presente che è necessaria una difesa delle risorse del nostro pianeta che non sono inesauribili per cui va sostenuto ogni accordo che vada nella direzione della difesa e dell’uso intelligente delle risorse da parte di tutti i popoli della Terra. Un lavoro gigantesco che può sembrare oggi quasi impossibile ma, se sapremo utilizzare tutte le risorse umane e in primo luogo la nostra intelligenza, nessuna impresa potrà dirsi impossibile.

Si apre un’epoca di riforme per l’UE

 

 

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