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RIPRESA ECONOMICA E CRISI ENERGETICA

Il nostro sistema economico – bisogna affermarlo chiaramente – è condizionato da due fattori. Il primo è il costo delle materie prime ed il secondo della crescita senza fine. Dopo aver tirato un sospiro di sollievo nella lotta contro la pandemia, l’economia ha ricominciato a correre con livelli vicini a quelli prima del 2020. Tutti i governi, a partire dal nostro, prospettano un aumento del PIL, segnale evidente di una ripresa produttiva che si sta verificando soprattutto nei paesi industrializzati. La spesa per la pubblicità, che è un altro segnale evidente della ripresa, è superiore già a quella pre-pandemia ma tanti sono i problemi se il fatturato continua a crescere perché per produrre c’è bisogno di energia ed è proprio la crisi dell’energia uno dei fattori che rallenta la crescita. Da settimane in Italia ci sta dicendo il governo che l’elettricità sarà più cara del 30% ed il gas del 14%. Se non ci fosse stato l’intervento dell’esecutivo l’incremento sarebbe stato anche maggiore. Da tener presente che, anche in considerazione delle mutate condizioni climatiche, l’energia eolica prodotta nel Nord Europa è stata limitata per la bonaccia del mare. Quadro critico in tutta l’Europa: in Inghilterra hanno mobilitato l’esercito per assicurare i rifornimenti di carbone e benzina. La Spagna, dopo aver posto un limite ai profitti delle aziende energetiche, ha invocato l’aiuto dell’UE mancando una politica comune per l’acquisto e le forniture di gas naturale. Ma la crisi energetica negli ultimi giorni si è allargata fino a coinvolgere le due super-potenze economiche mondiali Cina ed USA.  In Cina almeno 20 tra province e regioni, che rappresentano un PIL pari al 66% di quello nazionale, hanno annunciato forme di interruzione di energia e quindi di produzione per cui la previsione di crescita del PIL per il 2021 è stata rivista al 7,8% al posto della previsione precedente dell’8,2%. Altra mazzata è venuta da un ulteriore impennata del prezzo del petrolio che è tornato a superare gli 80 dollari al barile. Anche gli USA sono preoccupati di questa situazione che finisce per alimentare l’inflazione che è ricominciata a crescere proprio negli USA, il vero pericolo di questa fare di ripresa post – pandemia. Ci si chiede perché c’è tanta preoccupazione per l’aumento del costo delle materie prime? E’ evidente che-se si ha un’impennata dell’aumento delle materie prime – si abbatte il valore della moneta mettendo in crisi le banche ma soprattutto i debiti che lo Stato e l’industria hanno verso le banche. Secondo gli esperti l’emergenza energetica ci accompagnerà ancora nei prossimi mesi e solo alla metà del 2022 è probabile che i prezzi ritorneranno ai livelli pre-Covid. Il Direttore esecutivo dell’IEA – Agenzia Internazionale per l’energia – ha dichiarato che i prezzi sono stati sospinti da fattori come i bassi livelli di stoccaggio del gas e le interruzioni non pianificate degli impianti di produzione. Ma c’è da aggiungere che era prevedibile che i paesi fornitori di energia come i paesi del Golfo e la Russia – che avevano subito un tracollo nel corso della pandemia – cercano oggi di recuperare quanto hanno perduto e i prezzi non si abbasseranno se non in un lungo periodo. E’ di oggi la notizia che i prezzi del gas sono aumentati senza alcun controllo raddoppiando nel giro di queste ultime settimane e mettendo in crisi la macchina produttiva. L’aumento del prezzo del gas si farà sentire soprattutto nei prossimi mesi anche se la Russia ha promesso di aumentare la produzione di gas, rallentando così l’aumento dei prezzi. Si tratta di una vera e propria battaglia che si combatte all’interno del sistema capitalista tra economie complementari tra loro ma concorrenti nello stesso tempo. E’ partita già la richiesta da parte degli USA, inoltrata ai paesi del Golfo e alla Russia di “raffreddare” il prezzo del petrolio prima che l’aumento dell’inflazione pregiudichi la ripresa. In passato il cartello dei paesi fornitori – l’OPEC – ha saputo resistere alle pressioni ma i nuovi dati sull’inflazione a livello globale hanno cambiato il quadro per cui è possibile che ci sarà un aumento di 800.000 barili al giorno per il mese di novembre e 400.000 per dicembre ma la domanda di gas e petrolio è destinata a salire ancora. L’UE sta valutando una strategia comunitaria, come acquisti congiunti di gas e la costituzione di un fondo fino ad 8 miliardi per sterilizzare gli aumenti dei prossimi mesi. Una cosa certa è che – se i prezzi delle materie prime subiranno un aumento – a farne le spese saranno soprattutto i consumatori che vedranno aumentare i prezzi dei beni alimentari, compresi quelli di prima necessità. Non è difficile pensare che l’obiettivo di oggi dei produttori che è quello di aumentare i consumi, comporterà anche un aggravio della crisi climatica mentre la battaglia per una politica energetica pulita subirà un ulteriore arresto, malgrado tutte le promesse che anche il nostro presidente Draghi ha fatto ai giovani.

Ottobre 2021

RIPRESA ECONOMICA E CRISI ENERGETICA

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