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RINNOVATO ALLARME PER DIFFUSIONE DEL VIRUS NELLE CARCERI

Dopo la protesta scoppiata nei penitenziari di mezza Italia, di cui abbiamo già scritto qualche giorno fa, su “Il Dubbio”del 27 u.s.. interviene anche l’associazione italiana dei professori di diritto penale (ACPDP) che ha manifestato preoccupazione per quanto possa accadere nelle carceri italiane ribadendo come la situazione di grave sovraffollamento nelle carceri italiane sia una vera e propria crisi strutturale che dipende da vari fattori, “tra di essi specie una obsoleta ed insostenibile visione carcerocentrica, preclusiva delle previsioni di sanzioni principali diverse dalla pena detentiva, che esistono invece nei paesi europei e che il CPT del Consiglio d’Europa raccomanda di introdurre”. “Al sovraffollamento contribuisce la presenza di detenuti in custodia cautelare – misura che dovrebbe costituire l’extrema ratio, trattandosi di persone che, in base all’art. 27 c. 2 della nostra Costituzione, dovevano presumersi non colpevoli fino alla condanna definitiva che – al 29 febbraio scorso – rappresentano poco più del 30% della popolazione penitenziaria”. Va ricordato che, dopo la doppia condanna subita dall’Italia da parte della Corte EDU (caso Torreggiani e altri c/ Italia), fu la stessa Magistratura ad indirizzare un monito alle procure di utilizzare queste misure solo nel caso di extrema ratio.  Nel 2017 un certo rallentamento si ottenne ma, cambiando la politica giudiziaria del primo governo Conte, la storia ebbe a ripetersi portando ad un’impennata del numero dei reclusi che a febbraio scorso erano più di 60.000, rispetto ad una capienza di 50.000 posti. In tale contesto, i provvedimenti recentemente adottati dal Governo appaiono ancora insufficienti. Il CSM ha esaminato il 25 u.s. queste misure, soffermandosi sulle disposizioni in materia di “detenzione domiciliare”. Giuseppe Cascini, togato di Area, il cartello progressista della magistratura, ha avanzato la proposta di prevedere la detenzione domiciliare “per tutti coloro che stanno scontando una pena al di sotto dei due anni” ricordando che Macron in Francia ha provveduto all’immediata scarcerazione di 5000 detenuti. Proposta respinta da Nino Di Matteo – come riporta “Il Dubbio” secondo cui si tratterebbe di “un indulto mascherato”, bollando l’idea come “un ricatto” allo Stato da parte della criminalità. Dietro le sanguinose rivolte dei primi giorni di marzo ci sarebbe, secondo Di Matteo, “un’unica regia criminale”.  Affermazione davvero incredibile in quanto si è trattato di una reazione dei detenuti causata dalla limitazione dei colloqui posta in essere dal governo per il pericolo di diffusione del contagio Coronavirus. Se oggi è ancora possibile fermare il contagio, si sappia, come abbiamo scritto, che nel carcere bolognese di Dozza il virus ha già scavalcato i cancelli colpendo un agente della polizia penitenziaria. Il silenzio del governo sul punto non fa che accrescere le preoccupazioni sollevate sia dalla magistratura che dall’avvocatura non essendo più rinviabile la decisione di aprire le carceri per una parte dei detenuti, per salvaguardare la loro salute e quella degli altri operatori penitenziari o si attende un’altra esplosione di violenza? In questi giorni il capo della polizia Gabrielli ha parlato della disponibilità di 5mila braccialetti per i detenuti che potranno così espiare la pena a casa. Ma il presidente dell’UCPI, Gian Domenico Caiazza, ribatte che i braccialetti immediatamente disponibili sono 920. Se la diffusione comincia a correre più veloce, tenuto conto dei tempi anche della burocrazia, “che ce ne faremo a maggio”?

31/3/2020

Rinnovato allarme per la diffusione del virus nelle carceri

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