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MA E’ DAVVERO UN’EMERGENZA?

MA E’ DAVVERO UN’EMERGENZA ?

In questi ultimi anni ci siamo abituati a parlare di emergenza a proposito degli sbarchi sulle coste italiane di migliaia di emigranti che bussano alle porte dell’Europa spinti, la maggior parte, dalle difficili condizioni di vita nei paesi di origine, dalla miseria o dalle persecuzioni subite, uniti tutti dalla speranza di poter trovare in Europa un rifugio sicuro e un’occupazione che assicuri ai migranti e alle loro famiglie una vita migliore. Si parla spesso di migranti “economici” e di migranti “asilanti” che hanno diritto invece all’asilo politico perché perseguitati in patria o a rischio di vita. Si tratta di una distinzione che può essere fatta in base alla legge ma che rappresenta un ulteriore pesante discriminazione. Come si fa a distinguere, nelle masse di disperati che arrivano sulle sponde dei paesi rivieraschi, tra chi fugge per fame o per carestia da chi invece fugge da violenze e discriminazioni sociali? Parliamo di emergenza perché i governi italiani che si sono alternati in questi anni hanno sempre parlato di emergenza, laddove possiamo benissimo parlare di un fenomeno storico di migrazione di milioni di persone, senza voler qui accertare le cause di questo fenomeno. Fatto sta che i migranti continuano ad arrivare via mare, essendo stata bloccata due anni fa la rotta balcanica. A guardare i numeri però, ci sembra davvero esagerato parlare di emergenza. Semmai l’emergenza non è quella dei migranti che arrivano ma del paese ospitante quando non sia attrezzato, come accade per l’Italia, per accogliere questi arrivi.  Innanzitutto le richieste d’asilo presentate negli ultimi tre anni in Europa sono state 626.960 nel 2014, 1.332.825 nel 2015, 1.258.865 nel 2016, complessivamente dunque 3.217.950 uomini che chiedono di essere accolti in Europa. Se ci riferiamo solo all’ultimo anno, ben 745.248 domande sono state presentate in Germania, 162.707 in Svezia e solo 123.369 in Italia. Se questi sono i dati reali, come si fa a continuare a dire che per l’Italia si tratta di una vera emergenza? Cosa dovrebbe dire la Germania che si è fatta carico nel 2015 di accogliere centinaia di migliaia di profughi? O la Svezia che ne ha accolto un numero superiore all’Italia malgrado abbia una popolazione di gran lunga inferiore? Il fatto è che questa vicenda in Italia è stata utilizzata dal nostro governo per richiedere all’UE misure che non sono compatibili con la legislazione UE fino a quando sarà in vigore il Trattato di Dublino in base al quale sono del tutto legittime le obiezioni sollevate dai paesi non rivieraschi che rifiutano di accogliere una parte di questi arrivi. Qualcuno potrebbe obiettare che l’Italia viene lasciata sola dall’UE ma neppure questo è vero in quanto l’UE ed in particolare la commissione è intervenuta a creare una particolare struttura (Frontex) che collabora con il governo italiano per affrontare questa situazione, oltre ad aver fornito fondi per sostenere la politica di accoglienza dell’Italia. Neppure è compatibile la richiesta fatta dall’Italia di deviare gli sbarchi presso altri porti europei anche perché, se non quelli effettuati con l’ausilio della Guardia costiera italiana, quelli effettuati dalle organizzazioni di soccorso che operano in quel braccio di mare, hanno l’obbligo di sbarcare i migranti nei porti più vicini che sono appunto quelli italiani. Neppure è comprensibile la minaccia ventilata per ora dal segretario del PD di bloccare i fondi che l’Italia versa per il funzionamento della UE che costituirebbe una ulteriore violazione delle disposizioni del Trattato. Infine, se si vuole criticare gli altri paesi UE perché non disposti ad accogliere una quota parte dei migranti, come giustificare che la maggior parte dei comuni italiani si rifiuta di accoglierli? E’ stato fatto un piano per la distribuzione in tutto il territorio nazionale dei migranti che arrivano in Italia ma finora esso è fallito. E per finire le strutture di prima accoglienza sono spesso fatiscenti e affollate, come denunciato e accertato, senza contare che i migranti, con qualche eccezione, dopo un primo periodo trascorso nei centri di accoglienza, sono abbandonati a se stessi costretti a sopravvivere grazie solo alla solidarietà di centinaia di organizzazioni non governative. E questo mentre le nostre spiagge sono popolate di milioni di bagnanti, le autostrade bloccate dai flussi turistici. Accanto ad un’Italia solidale, c’è una vasta parte del paese che chiude gli occhi sulla realtà di questo fenomeno che non può più ritenersi episodico per cui se non ci si attrezza per organizzare un’accoglienza che possa trasformarsi anche in integrazione ebbene continueremo a sollevare polveroni ma restando incapaci di gestire il fenomeno, come avviene in altri paesi europei. Come scrive Andrea Bonanni su “La Repubblica” del 5.7, “quando Angela Merkel ha accolto un milione di profughi siriani mettendo a rischio la propria carriera politica, ha esercitato in piena autonomia la propria prerogativa sovrana. Non è andata a piangere a Bruxelles lamentando si essere stata lasciata sola….La responsabilità di trovare una soluzione che permetta di far fronte alla crisi spetta in primo luogo alle autorità italiane….ma questa soluzione non può essere che Bruxelles si faccia carico di  un potere federale di cui non dispone. Se si parte da questo assunto, per sfuggire alle proprie difficilissime responsabilità, la solitudine dell’Italia non potrà che aumentare. In effetti – scrive ancora Bonanni – gridare al tradimento dell’Europa ogni volta che l’Europa non fa quello che non può fare, è un modo per distogliere l’opinione pubblica dalle responsabilità della classe politica nazionale”. Crediamo di non aver nulla da aggiungere a queste parole di denunzia di una classe politica che continua a lanciare slogan pre-elettorali ma incapace di fornire una corretta informazione ai propri cittadini, alimentando così i focolai nazionalisti, e di assumersi le sue responsabilità difronte agli altri paesi membri dell’UE.

Luglio 2017

Avv. E. Oropallo

Ma è davvero un emergenza

 

 

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