skip to Main Content

Le istituzioni UE e il primato del diritto dell’Unione

Una recente sentenza della Corte Costituzionale tedesca ha creato notevole sconcerto, e messo in fibrillazione tutte le istituzioni europee. In effetti la Corte Costituzionale tedesca ha espresso le sue perplessità su alcuni strumenti messi in campo dalla BCE, a difesa della stabilità dell’euro, quando era ancora a capo della BCE Mario Draghi, ritenendo che l’acquisto dei titoli di Stato da parte della BCE costituisse un mezzo indiretto di fornire aiuto ai governi dei paesi membri dell’UE in difficoltà, non previsto dal Trattato di Lisbona, ritenendo tale programma di acquisto sproporzionato e privo di giustificazione, in contrasto con l’art. 5 del TUE, che limita l’azione della BCE essenzialmente al “mantenimento della stabilità dei prezzi”. In tal senso, la Corte si è espressa senza tener conto della sentenza della Corte di Giustizia europea del 18.12.2018, adita in sede di rinvio pregiudiziale della stessa Corte, che aveva ritenuto che tale decisione della BCE non fosse viziata “da un manifesto errore di valutazione” e che “rientrasse nella ampia discrezionalità della Banca, all’interno della politica monetaria già di sua competenza in base ai Trattati europei”. Alle affermazioni della Corte tedesca ha replicato prontamente la Corte di Giustizia chiamata in causa che in un suo comunicato ha ribadito che “in base ad una giurisprudenza consolidata della stessa Corte, una pronuncia in via pregiudiziale emessa dalla stessa vincola il giudice nazionale per la soluzione delle controversie dinanzi ad esso pendente” aggiungendo che “Per garantire un’applicazione uniforme del diritto dell’Unione, solo la Corte di Giustizia, istituita a tal fine dagli Stati membri, è competente a constatare che un atto o un’istituzione dell’Unione è contraria al diritto dell’Unione”. I due sistemi, quello del diritto nazionale e quello del diritto europeo sono indipendenti tra di loro anche se, nel caso di contrasto tra norma interna e norma europea, come prevedono i Trattati europei prevale la norma europea.  E soprattutto, quel che conta in questo caso, né la BCE né altro organismo europeo può essere giudicato dal giudice nazionale anche se si tratta di una sentenza del massimo organo giudiziario come la Corte Costituzionale. La sentenza resa dalla Corte tedesca non può dunque avere alcuna valenza nei confronti della BCE e tanto meno nei confronti della Corte di Giustizia. Diverso invece l’impatto della sentenza sotto il profilo politico in quanto questo conflitto rischia di aprire un nuovo fronte di crisi tra l’UE e gli Stati “sovranisti”. Un conflitto del genere può anche portare ad un indebolimento se non ad una implosione del sistema giuridico europeo per cui è drammaticamente urgente mettere mano ad un percorso costituente europeo. La stessa Presidente della Commissione ha minacciato di aprire una procedura di infrazione contro la Germania, se la stessa dovesse piegarsi alla pretesa della Corte federale tedesca perché la decisione della Corte potrebbe fare da apripista ai paesi “sovranisti” che in questi anni continuano a mettere in discussione l’applicazione delle norme europee se essi limitano la “sovranità” degli Stati membri. L’occasione è stata colta al volo dal vice-ministro polacco che ha così commentato la vicenda “gli Stati membri sono i padroni dei Trattati europei. Questo è ciò che ha detto la Corte Costituzionale tedesca. La Germania difende la sua sovranità. L’Unione può dire soltanto quello che gli stati membri le permettono di dire”. Ha ragione perciò Dolores Utrillo che in un articolo sul quotidiano “Il Riformista” afferma che “Il Tribunale Costituzionale tedesco ha appena assestato un colpo durissimo, potenzialmente letale allo stato di diritto europeo”. “L’unica risposta adeguata – scrive ancora Il Riformista – è quella di mettere mano ai Trattati europei in modo da portare l’integrazione ad un livello che non consenta più fughe in avanti da parte delle Corti nazionali”. Probabilmente l’accordo franco-tedesco sulla creazione di un “Recovery Fund” se verrà recepito dal Consiglio d’Europa, potrebbe segnare una svolta di importanza storica per l’Unione Europea accelerando la prospettiva di una più forte integrazione tra i paesi membri soprattutto per avere una politica estera comune, nella prospettiva di arrivare alla costituzione di uno Stato federale europeo con pieni poteri. La scelta di promuovere un fondo finanziario, nell’ambito del bilancio dell’Unione, costituisce la ricetta più giusta per più di un motivo. Esso servirà ad investire in alcuni settori chiave come la sanità, la tutela dell’ambiente, della ricerca e della sicurezza. “Anche se la proposta non è ancora stata approvata dai 27 paesi” – scrive il professor Antonio Padoa Schioppasarebbe davvero abnorme che il piano venga bocciato da quattro Stati su 27, laddove proprio questa emergenza della pandemia indica la necessità del superamento del potere di veto, se si vuole che il processo decisionale risulti percorribile”. E la più urgente è proprio questa sopraindicata, coinvolgendo semmai anche il Parlamento Europeo che è l’organismo più deciso a portare avanti questa riforma. “Una pagina nuova forse si sta aprendo” – conclude il prof. Schioppa – “essa potrà essere decisiva per disegnare il futuro dell’Europa e quello dei suoi Stati membri”.

28/5/2020

Le istituzioni UE e il punto del diritto dell’Unione

Back To Top
Translate »