LA PACE OLIMPICA
Mentre venerdì 6 febbraio si aprivano i XXV Giochi Olimpici Invernali, il giorno prima si era consumato un ennesimo crimine politico contro l’intera umanità.
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Il giorno prima dell’inaugurazione dei giochi olimpici, infatti, scadeva il trattato bilaterale tra Stati Uniti e Russia, volto a contenere la proliferazione delle armi nucleari. Il trattato non è stato rinnovato perché il Presidente degli USA non lo ha sottoscritto, nemmeno solo per sei mesi, come aveva proposto Putin. E così l’impegno per la denuclearizzazione è diventato carta straccia. Il Segretario generale dell’ONU Guterres ha dichiarato che si tratta di un segnale preoccupante, chiedendo agli USA e alla Russia di raggiungere rapidamente un nuovo accordo.
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In effetti, Trump sta sistematicamente demolendo le organizzazioni multilaterali, violando ripetutamente il diritto internazionale. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato che per raggiungere un autentico controllo degli armamenti del ventunesimo secolo il trattato va sottoscritto anche dalla Cina, perché il suo considerevole arsenale è in rapida espansione. Ma la Cina si è sempre rifiutata, in quanto la Russia e gli USA hanno ognuno più di 1550 testate nucleari, mentre la Cina ne possiede circa 600.
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L’appello di Leone XIV, l’allarme degli scienziati, la paura del Giappone
Papa Leone XIV mercoledì scorso all’Angelus ha invitato le parti “a prevenire una nuova corsa agli armamenti” mentre Terumi Tanaka, Copresidente dell’organizzazione che riunisce i sopravvissuti di Hiroshima, teme che il mondo non stia valutando appieno la situazione: “ho la sensazione che in un futuro non troppo lontano avremo davvero una guerra nucleare“.
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Anche l’ex Presidente Barak Obama, che nel 2010 ha firmato il trattato con l’allora Presidente russo Dmitry Medvedev, ha esortato il Congresso degli Stati Uniti a intervenire. “Se il congresso non agirà, l’ultimo trattato sul controllo degli armamenti nucleari tra Stai Uniti e Russia scadrà – ha scritto l’ex Presidente – cancellando decenni di diplomazia, innescando un’altra corsa agli armamenti che renderebbe il mondo meno sicuro“.
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Da parte sua, Putin ha dichiarato che “in ogni caso, la Russia manterrà un approccio responsabile, pur restando legato ai propri interessi nazionali“. Ai colloqui trilaterali ad Abu Dhabi, il rappresentante russo ha aggiunto che se gli Stati Uniti installassero sistemi di difesa missilistica in Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, membro della NATO, la Russia dovrebbe adottare conseguenti misure militari.
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Pericolo di escalation nucleare
“Il ritiro degli USA dalla sicurezza europea – scrive Michel Duclos, ex ambasciatore ed esperto di diplomazia presso l’Istituto Montaigne in Francia – avrà un impatto maggiore sugli acquisti di armi convenzionali da parte degli europei che sono sotto pressione del Presidente Trump affinché aumentino la spesa per la difesa portandola al 5% del PIL“.
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Paolo Foradori, Professore associato di Scienze Politiche, ha dichiarato che “le armi nucleari sono tornate, drammaticamente, al centro delle preoccupazioni internazionali dopo essere state, per un breve periodo, erroneamente considerate residuati della Guerra fredda, o percepite come una minaccia secondaria rispetto ad altre sfide come quella del terrorismo globale“. “In realtà, mai come oggi, il rischio di un conflitto nucleare è concreto, così come un’ulteriore proliferazione di queste armi“, come scrive la rivista The Bullettin of the Atomic Scientists, fondata da Albert Einstein e Robert Oppenheimer.
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Tutte le potenze nucleari stanno, inoltre, modernizzando i propri arsenali, rendendoli più precisi ed efficaci – a partire dagli Stati Uniti. Anche il pericolo di un’escalation nucleare della guerra in Ucraina non può essere sottostimato, alla luce della politica imperialista degli USA (che rischia di creare nuove possibilità di conflitti in ogni angolo del mondo).
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Come scrive Le Monde Diplomatique nel febbraio di quest’anno, “L’imperialismo statunitense, che non è nato né ieri e neppure con Trump, oggi si mostra senza veli. Il Presidente non si preoccupa di nascondere le ingerenze, non le avvolge in un discorso moralistico universalista come facevano i suoi predecessori. Le annuncia sul social network. Oggi, se Trump vuole qualcosa – del petrolio, dei minerali, del denaro – se lo prende. L’inquilino della Casa Bianca sa che il proprio Paese gode di una totale impunità, calpestando il diritto internazionale. I sostenitori di Trump, da parte loro, vedono in questa politica estera il segno della ritrovata potenza degli Stati Uniti dopo l’indebolimento che avrebbero causato le presidenze di Barack Obama e di Joe Biden“. L’Europa è ormai senza vita, è allo sbando, nonostante abbia tutti i mezzi per uscire da questo stato di vassallaggio che rafforza sempre di più il potere degli USA i quali, ormai, esercitano un ruolo egemone sul mondo intero.
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Secondo l’opinione di diversi commentatori politici le decisioni di Trump sono imprevedibili, non risponderebbero ad alcun progetto strategico coerente se non quello di incentrare tutto sulla sua persona, aumentando il rischio dell’insicurezza a livello mondiale. Che lo sappiano le altre potenze prima che sia troppo tardi.
Febbraio 2026
Avv. Eugenio Oropallo