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LA FRANCIA IN BILICO TRA SOVRANITA’ E SOVRANISMO

L’ex capo negoziatore dell’UE per la Brexit, Michel Barnier, si è candidato alle presidenziali francesi con una incredibile inversione di rotta rispetto alla posizione dura assunta nei confronti della Gran Bretagna trasformandosi da inflessibile difensore dell’Unione ad euroscettico secondo cui la Francia deve riottenere la sua “sovranità giuridica” e tenere “un referendum sulla questione dell’immigrazione”. Barnier, già commissario per le Politiche regionali, aveva annunciato a fine agosto il suo ritorno alla politica francese, candidandosi alle primarie. Nel settembre scorso, all’assemblea dei gruppi parlamentari dei Républicains a Nîmes, nel Sud del paese, l’ex commissario ha presentato il suo programma e risposto alle domande dei parlamentari esprimendo posizioni fortemente critiche nei confronti di quell’Unione le cui prerogative fino a pochi mesi fa difendeva con le unghie dalle pretese britanniche. A partire dal meccanismo di Schengen, che a suo giudizio dovrebbe essere sospeso perché “è un colabrodo”. Barnier ha sostenuto anche che la Francia dovrebbe tenere “un referendum sulla questione dell’immigrazione” e sulle quote d’ingresso nel paese, per “recuperare attraverso uno scudo costituzionale la nostra libertà di manovra e di interpretazione” su questi temi. Come si vede, il vento dell’Est arriva a lambire uno dei paesi europei, pilastro dalla sovranità dell’Unione, pronto comunque nei momenti critici a rivendicare – anche con Macron – un’anima sostanzialmente nazionalista. Certo, non siamo ancora ritornati alla politica di De Gaulle che insisteva continuamente sul principio della sovranità nazionale, opponendosi per anni alla prospettiva federalista della costruzione dell’Unione. Ma Barnier si dovrà scontrare con ben più temibili campioni del sovranismo e soprattutto dell’astro nascente Eric Zemmour, il popolare commentatore televisivo che sta conquistando consensi in un’ipotetica corsa all’Eliseo. A 200 giorni dal voto, Emmanuel Macron, pur restando il candidato che guida ancora le preferenze dei francesi, comincia ad avere qualche dubbio. Ma il terzo incomodo è proprio l’exploit di questo astro nascente della destra che potrebbe essere un Trump alla francese nella tradizione di una destra conservatrice, bonapartista che De Gaulle seppe rappresentare. Come scrive la rivista “Affari Internazionali”: “Zemmour scommette sul ruolo dello Stato francese (che per lui non è uno Stato come un altro perché per lui la Francia ha un’anima e un passato assolutamente speciali) in un quadro euroscettico e sovranista. Come scrive Ben Jelloun sulle pagine de “La Repubblica” del 21 u.s. “Non sono solo gli immigrati magrebini e africani a essere preoccupati per il fenomeno Zemmour in Francia. Anche la classe politica è inquieta. Zemmour ha eclissato Marine Le Pen e si è imposto nello spazio politico. Raramente questo Paese ha conosciuto un tale livello di mediocrità, di bassezza e di arroganza”. Eric Zemmour non esita a lanciare appelli all’odio razziale, che gli ha procurato, tra l’altro già diverse condanne. Persevera nel suo odio verso gli immigrati e soprattutto verso i loro figli che incolpa di tutti i mali. L’altra ossessione di Zemmour è l’Islam che ritiene violento paragonandolo al nazismo. Sono le cose che ama sentire una parte non trascurabile della società. Il Presidente Macron, ascolta i discorsi di Zemmour certamente non condividendoli ma farà in campagna elettorale qualche concessione per attirare i voti dei suoi seguaci. Come si vede, un vero e proprio difensore della sovranità che è diventato in questi ultimi anni il punto di forza della politica di diversi paesi dell’UE perché scaricare le tensioni sociali sugli immigrati serve a far rinascere quella politica sovranista che fino ad oggi veniva ripudiata, solo a farsi sentire nei periodi di crisi per attribuire a chi arriva in Europa, spinto dalla guerra e dalla fame, tutta la criticità di questa fase dell’accumulazione capitalista. In perfetta sintonia con l’ipocrisia di quanti da una parte tuonano contro l’immigrazione per poi sfruttare gli immigrati come bestie da soma con salari da fame, alimentando una guerra tra poveri e più poveri. Possibile che domani ci ritroveremo difronte ad un’Europa che chiuderà i suoi confini agli immigrati? Possibile che la destra possa sfruttare il malcontento popolare per rivedere i principi posti a base dell’UE? In verità, sotto la spinta di questo novellato sovranismo ci troviamo già con un piede nella fossa. I sintomi di un nuovo imbarbarimento sono più che evidenti. La pattuglia dei sovranisti in Europa si infoltisce sempre di più: adesso anche la Slovenia, che ha la presidenza del Consiglio per i prossimi sei mesi, ha richiesto la revisione dei Trattati, in particolare per limitare i poteri della Commissione. Il gruppo dei paesi di Visegrad stanno tentando di mettere in discussione il futuro dell’Unione: dietro le loro spalle vi è la NATO e per essa gli USA che cercano ancora di dominare la scena mondiale e di bloccare pertanto ogni tentativo di cambiamento a livello mondiale. Sempre più apertamente anche il nuovo Presidente USA sta tentando di isolare all’interno dell’Europa quei paesi che ancora credono possibile un mondo diverso da quello di oggi. Solo se l’UE seguirà la prospettiva che si è imposta, apparirà sempre più chiaro il ruolo degli USA che a parole si propongono come i difensori della democrazia ma dall’altra parte recuperare un ruolo dominante a livello mondiale.

Ottobre 2021

La Francia in bilico tra sovranità e sovranismo

 

 

 

 

 

 

 

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