skip to Main Content

LA CRISI UCRAINA VISTA SENZA PREGIUDIZI

Per quanto riguarda la crisi scoppiata in Ucraina, la stampa occidentale, continua ad appoggiare acriticamente le posizioni assunte dagli USA e dalla NATO, un’organizzazione quest’ultima che è uno strumento ormai obsoleto, come ha affermato anche in un recente passato il Presidente francese Macron. Al contrario, per chiarire cosa è accaduto in Ucraina e nelle sue regioni separatiste dal 2014 ad oggi, non si può prescindere dal profondo e complesso legame storico, politico e culturale esistente tra Mosca e Kiev. Rapporto che non si è mai interrotto anche dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. In effetti, pur nell’ottica di aderire all’Unione Europea, l’Ucraina non ha mai trascurato le importanti relazioni commerciali con la Federazione russa e altri paesi del CSI (Comunità degli Stati Indipendenti). La rivista Affari Internazionali in numerosi articoli, che tenteremo di sintetizzare, ha una visione diversa di questa vicenda facendo riferimento anche alla posizione espressa dalla Russia di Putin. L’origine del conflitto in Ucraina risale al 2013-2014. Dopo una serie di riforme, la Georgia, la Moldavia e l’Ucraina avrebbero dovuto firmare un Trattato di associazione di libero scambio con l’UE che venne però firmato solo dalla Georgia e dalla Moldavia ma non dall’Ucraina a seguito di un ripensamento del Presidente ucraino Janukovyc che, pur sbandierando l’eurointegrazione come uno dei punti fondamentali del partito, rifiutò di firmarlo, accettando la proposta di un prestito della Federazione Russa che legava ancora di più i due paesi. La mancata firma, congiuntamente alla dilagante corruzione nel paese e ai metodi autoritari di Janukovyc, spinse i giovani della capitale a scendere in piazza e a manifestare il loro dissenso. La protesta dilagò spingendo milioni di persone ad unirsi agli studenti nelle manifestazioni di piazza che ebbero luogo tra il novembre 2013 e febbraio 2014 e che si conclusero con la fuga del Presidente in Russia e la morte di più di 100 persone. Ed è proprio con queste premesse che si compie, sempre nel 2014, quasi in concomitanza con le rivolte studentesche, l’annessione della Crimea che ha vissuto con un certo distacco gli eventi avvenuti a Kiev mentre la propaganda russa alimentava le paure della popolazione a maggioranza russa della penisola (54%). Putin decise di invadere la Crimea con una operazione militare che si concluse con un referendum farsa con il quale si decideva l’annessione della Crimea alla Federazione russa, violando non soltanto la Costituzione ucraina ma altresì quella russa. Tale atto unilaterale, non fu riconosciuto dall’UE e dalla Comunità internazionale e la Russia venne espulsa dal G8 mentre l’Ucraina riusciva a ristabilire l’ordine nella maggior parte delle regioni occupate. Anche in queste regioni i collaborazionisti, forti del sostegno della Russia in campo economico e sociale, organizzarono un referendum-farsa, come era avvenuto in Crimea, dando vita alle Repubbliche popolari di Luhansk e Donetsk.  Nel frattempo il nuovo presidente eletto Porosenko, dopo aver proposto un piano di pace rifiutato dai collaborazionisti russi, fu costretto ad usare la forza per un intervento nelle regioni ucraine occupate, con la sconfitta dei collaborazionisti per cui la Federazione russa decise di intervenire direttamente inviando carri armati e uomini. Durante gli scontri tra esercito russo e ucraino, le cancellerie europee e in prima linea la Cancelliera tedesca Angela Merkel e il Presidente francese Hollande, si misero al lavoro per fermare la carneficina. Dopo estenuanti trattative, vennero concepiti gli Accordi di Minsk che prevedevano che le province ribelli che erano in mano ai separatisti, sarebbero rientrate sotto il controllo di Kyiev, restando invariate le sanzioni contro la Federazione russa prese dai paesi dell’UE. Dal 2014 ai giorni nostri, la situazione non sembra mutata in quanto l’UE insieme ad altri paesi occidentali continuano a sanzionare la Russia mentre l’Ucraina prosegue le relazioni politiche economiche e sociali con l’UE e con la Nato. In questo periodo la politica sanzionatoria dell’UE ha dato i suoi frutti portando l’economia russa ad una stagnazione che ha abbassato in maniera decisiva il tenore di vita dei cittadini russi mentre gli aiuti all’Ucraina da parte dell’Europa hanno reso l’ex paese sovietico sempre più legato all’Unione. Il Presidente ucraino Zelensk’Jyj ha più volte richiesto negli ultimi mesi che l’Ucraina potesse iniziare le trattative per ottenere l’adesione all’UE senza però ottenere risposta. Ma la situazione che si è sviluppata nelle ultime settimane non può essere chiarita senza tener conto della politica degli USA che ha definito con la Nato una serie di misure sul piano militare anche senza rinunziare al dialogo con la Russia. In effetti, malgrado la massiccia presenza di militari russi al confine dell’Ucraina, è inverosimile che si possa temere l’invasione in un territorio dove non esiste popolazione etnicamente russa come in Crimea e nel Donbas anche a tener conto che allo stato attuale l’esercito ucraino è molto più organizzato rispetto al 2014 e delle dichiarazioni del presidente Biden che ci saranno sanzioni mai viste in caso di invasione. L’obiettivo di Putin infatti è di far valere ancora la linea dura con Stati Uniti e Nato per avere la garanzia che Ucraina e Georgia non entrino a far parte dell’Alleanza Atlantica, in quanto ne va della sicurezza della Russia. In effetti, il dialogo russo-americano si è riavviato il 10 gennaio scorso in un incontro avvenuto tra rappresentanti del governo americano e del Ministro degli Esteri russo nel corso del quale Mosca ha ribadito che il contingente militare, schierato sul confine tra Russia e Ucraina, sarà ritirato se sarà discusso il problema della sicurezza europea cioè degli equilibri geo-politici a lungo elusa da Washington e dalla Nato. Putin chiede che sia confermato il divieto permanente di nuovi allargamenti della NATO e il ritiro delle forze militari alleate dai paesi entrati nella NATO dopo il 1997 e inoltre l’impegno occidentale a non collocare in paesi confinanti e a non svolgervi esercitazioni militari per rompere quello che percepisce come un vero e proprio accerchiamento. Per Biden invece, l’unico obiettivo è quello di evitare l’invasione dell’Ucraina, minacciando come abbiamo visto sanzioni abbastanza pesanti anche se il Segretario della NATO non ha escluso di utilizzare mezzi militari. In effetti la Russia e il suo Presidente Putin hanno tutto l’interesse a rinunziare a qualsiasi forma di interferenza in Ucraina, a condizione che sia rispettata anche la sicurezza alle frontiere da parte sia dell’Ucraina ma soprattutto dalla Nato che non rinuncia a mostrare i muscoli. Scrive nel suo articolo Gianfranco Uber sulla rivista “Affari Internazionali” del 17 u.s. “non necessariamente bisogna essere “putiniani” per avere qualche dubbio sulla responsabilità delle tensioni che continuano ad alimentare il clima di Guerra Fredda che ha caratterizzato gli ultimi 80 anni. Pur restando convintamente democratici e gelosi dei nostri valori “occidentali” non sarebbe il caso di chiederci se siamo sempre noi dalla parte del giusto?”.  E’ davvero una bella domanda che dovrebbe far meditare l’UE e i Paesi sul rischio che possa derivare da un fallimento dei negoziati in corso tra la Russia da una parte e gli USA e la Nato dall’altra parte che potrebbe riaprire una nuova fase di scontri tra Ucraina e Russia con conseguenze che potrebbero devastare ancora una volta il territorio di questo continente. Certo è che l’assenza di uno dei grandi protagonisti dell’Europa, e parliamo dell’UE, non ha fatto sentire la sua voce autonoma rispetto a quella degli USA e della NATO. “Mentre proseguono le schermaglie tra USA e Russia sull’Ucraina” – scrive la rivista “www.euractiv.it” – “per l’ennesima volta spicca l’assenza dell’UE che, aldilà della discussione sulle sanzioni economiche contro Russia e Bielorussia o delle dichiarazioni di intento del Presidente Macron all’inaugurazione del semestre francese di presidenza del Consiglio Europeo, non è ancora in grado di esprimere una politica estera comune né si è dotato degli strumenti per metterlo in atto”. Confidiamo che l’UE e i paesi che vi fanno parte mettano in campo tutta l’autorevolezza e le risorse che hanno a disposizione per mettere fine a questa incredibile vicenda che può far tramontare definitivamente il sogno di un’Europa unita e solidale.

Gennaio 2022

La crisi ucraina vista senza pregiudizi

 

 

 

 

 

 

 

 

www.dirittoineuropa.eu

 

Back To Top
Translate »