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IL VERO VOLTO DI NAVALNY – prima parte

Pubblichiamo la prima parte di un articolo dedicato sempre alla vicenda del dissidente russo Navalny. La seconda parte sarà pubblicata la prossima settimana.

L’uomo che i media hanno designato come il grande oppositore del Cremlino “gode di un consenso risibile nel proprio paese” scrive il quotidiano “Il Dubbio” del 26 gennaio u.s.. Forse la stampa ha creato un mito che in realtà non esiste. All’estero è conosciuto come un campione di democrazia che lotta contro la corruzione a Mosca e nel paese, per il rispetto delle libertà civili. Non a caso è diventato uno dei punti dolenti dei rapporti tra Russia e UE. Oggi anche Biden – nuovo presidente Usa – ha in mente di varare nuove sanzioni contro la Russia per le ripetute violazioni dei diritti civili. E’ proprio vero quello che scrive la stampa su di lui? E’ proprio il difensore dei diritti civili come ha scritto una certa stampa paragonandolo addirittura al premio Nobel Nelson Mandela? Niente affatto. Il suo passato è pieno di ombre che oggi in parte rinnega. Di lui si sa che nel 1998 si laurea in diritto e si specializza negli anni successivi all’Università americana di Yale, rientrando poi in patria. Subito dopo Navalny decide di dedicarsi alla politica. Come racconta sempre “Il Dubbio” “è un fervente nazionalista e si iscrive al partito Jabloko di cui diviene il responsabile per la zona di Mosca.  Nel 2007 viene espulso dal partito accusato di xenofobia nei confronti degli immigrati provenienti dalle ex repubbliche sovietiche. Fonda così il suo partito politico “Narod” confermando la sua linea intransigente verso gli stranieri. In un video, paragona i caucasici, in particolare ceceni e georgiani, agli scarafaggi che come tali devono essere eliminati. Sull’esempio dei sovranisti occidentali propone un rigido sistema di visti per gli immigrati che provengono dalle ex repubbliche sovietiche e nel 2008, quando scoppia la guerra in Ossezia, chiede l’espulsione dal paese di tutti i cittadini di etnia georgiana. Ma il suo partito non decolla per cui cambia radicalmente posizione appoggiando le campagne per i diritti civili contro le discriminazioni dei gay, provando ad attaccare apertamente il regime di Putin, trovando ascolto soprattutto all’estero da cui gli provengono generose donazioni ma viene accusato insieme al fratello Oleg di appropriazione indebita, avendo utilizzato le donazioni per scopi suoi personali e condannato a tre anni e 6 mesi di reclusione. Nel 2018 crea un nuovo partito “Russia del futuro” che ottiene un buon risultato elettorale soprattutto a Mosca. Qualche mese fa, come sappiamo, è stato nuovamente arrestato per violazione della libertà vigilata al ritorno della sua lunga permanenza all’estero e condannato a 30 giorni di reclusione. Se queste sono le credenziali politiche di questo oppositore di Putin, ci sia concesso di avere un ragionevole dubbio sulla sua presunta fede nella democrazia. C’è comunque da dire che nella attuale crisi economica che sta attraversando la Russia, c’è un diffuso malcontento alimentato dalla corruzione dilagante e dalla cattiva gestione del governo centrale. Questo spiega perché oggi è ritornato in patria, ben convinto di poter sfruttare la situazione per avere un’arma di propaganda per le prossime elezioni politiche che si terranno nel settembre prossimo. Al rientro in Russia egli ha accusato Putin o membri della sua famiglia di aver realizzato con i fondi statali una sontuosa villa sul Mar Nero. Accusa che è stata seccamente smentita dal Presidente russo ma anche dall’ingegnere italiano che ha costruito questa villa il quale ha riferito di non aver mai conosciuto il Presidente russo, di aver ricevuto l’incarico da una società russa e da essere stato regolarmente pagato dalla stessa per le sue prestazioni. Obiettivamente, Navalny costituisce per Putin una minaccia per la sua candidatura alle prossime elezioni, se saprà utilizzare il malessere sociale diffuso attaccando la politica dell’attuale governo. Questo scrivevamo qualche settimana fa. Se oggi torniamo ad occuparci di questo campione della democrazia, come continuano a scrivere i giornali, è solo perché il nuovo Presidente americano sta utilizzando questa vicenda per ricompattare gli alleati europei contro Putin. A seguito della condanna emessa dal Tribunale russo nei confronti di Navalny, il nuovo Presidente americano ha minacciato di inasprire le sanzioni contro la Russia di Putin, anche se non può dirsi che l’UE sia disposta a seguirlo in questa nuova crociata. Soprattutto c’è la Germania che non ha mai rinunciato al progetto del gasdotto Stream 2 che porterà il gas russo in tutta l’Europa. Divisi sono anche i paesi europei sulle sanzioni. Mentre la Cancelliera tedesca Merkel conferma di voler giungere a completare il progetto del gasdotto Nord Stream 2, non a caso anche la Francia si è opposta alle pressioni del governo USA per cui vedremo di chiarire cosa si cela dietro queste scelte. Circa 15 anni fa l’ex Cancelliere tedesco Schroeder sottoscrisse con il governo russo un progetto per la costruzione di questo gasdotto per rendere più rapidi i rifornimenti del gas russo in Europa. Qualche anno fa, il governo americano, per bocca di Trump, minacciò di sanzioni le industrie europee che avessero collaborato per la costruzione del gasdotto, riuscendo a bloccare il completamento dei lavori per consentire all’industria estrattiva americana di sostituirsi alla Russia nella fornitura del gas, a prezzi superiori a quelli del gas russo. Mentre Parigi si oppone perché viene a porre un problema di sovranità dell’Europa come ha dichiarato il Ministro degli Esteri francese. Il 4 febbraio il capo della diplomazia UE è stato a Mosca per incontrare l’oppositore in carcere ma si è incontrato anche con il Ministro degli Esteri russo Lavrov nel corso del quale si è detto preoccupato ribadendo la richiesta di rilascio dell’oppositore ma senza minacciare alcuna sanzione anche perché i lavori di completamento, ripresi nel dicembre scorso sono in stato di ultimazione. Al suo rientro Borrel ha ammesso che il suo viaggio a Mosca è stato un fallimento ripromettendosi di proporre nuove sanzioni per la Russia anche se l’Europa resta divisa. Nonostante gli appelli dei Paesi Baltici e di una parte dei paesi del Centro Europa e le proteste di altri paesi come la Polonia, l’Italia e la Romania, i Ministri degli Esteri dell’UE hanno deciso di non attuare nuove sanzioni anche se Lavrov nel corso di una conferenza stampa ha definito pubblicamente l’UE “un partner inaffidabile”. La Russia si augura che l’UE non commetta la sciocchezza di collegare la prospettiva delle relazioni Russia-UE al caso Navalny. Questo non vuol dire che non si debba protestare contro la sua ingiusta detenzione ma non può divenire un caso politico. Da un altro punto di vista l’UE deve decidere fino a quando continuerà a seguire la politica del governo USA che in queste prime settimane sta dimostrando di voler rivedere il suo ruolo a livello mondiale. A commento di questa vicenda, Antonio Villafranca – il direttore dell’ISPI – scrive che “se in campo economico, anche di recente, l’Europa ha compiuto enormi passi avanti, non si può dire lo stesso della politica estera e di sicurezza, suo tallone di Achille”. L’UE deve imparare a parlare con una sola voce per cui è opportuno che sia portato a compimento quel progetto di federalismo europeo e la riforma del sistema decisionale che oggi prevede ancora l’unanimità che va sostituito col voto a maggioranza. E’ solo portando avanti questa riforma che potremo creare un’Europa solidale rispetto alle crisi che si profilano all’orizzonte. Una volta superata questa grave crisi sanitaria o si procederà a costruire un nuovo sistema mondiale basato sulla solidarietà tra tutti i popoli della Terra o si rischia di tornare al più volte vituperato sistema di nazionalismi contrapposti.

Febbraio 2021

IL VERO VOLTO DI NAVALNY prima parte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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