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IL DEBITO ITALIANO e L’EUROPA

Nel giugno scorso il debito italiano era valutato dal governo per il 2019 pari al 132,7% rispetto al PIL mentre la previsione
dell’UE era del 133,7% per cui lo sforamento del debito per quest’anno rispetto alle regole secondo la Commissione sarebbe
di 162 miliardi per cui il Ministero del Tesoro ingaggiava una lotta contro il tempo per evitare la procedura di infrazione che è
stata evitata solo grazie ad un ulteriore rinvio ottenuto dal governo allora in carica per porre in essere una ulteriore
manovra di circa 50 miliardi. A ciò si aggiunge che, contrariamente alle stime governative, secondo cui il PIL
dovrebbe aumentare dello 0,2%, l’Unione Europea prevedeva un aumento solo dello 0,1%. Siamo dunque a rischio “stagnazione” che non promette niente di buono. Gli occhi sono puntati tutti all’autunno: la manovra da mettere in atto per il 2020 sarà di circa 27,6 mld, considerando la sterilizzazione dell’IVA (23,1 mld). A peggiorare questo quadro c’è da tener conto dell’incertezza di questa crisi di governo che ha un costo extra di 5 mld. E’ l’esborso oggettivo che il Tesoro ha pagato e pagherà il prossimo anno su tutti i titoli di Stato emessi durante il governo giallo-verde.
Un debito pubblico insostenibile, come ai tempi di guerra. In questo quadro, già prima delle dimissioni di questo governo, si confidava su un intervento di emergenza della BCE prima della fine del mandato di Draghi. In effetti, in anticipo sui tempi, già al forum che si è tenuto nel giugno scorso a Sintra, Draghi aveva annunciato nuove misure di stimolo monetario per l’Euro-zona scatenando anche una reazione di Trump che aveva parlato di un “modo iniquo” di Draghi di competere con gli USA. Toni che non sono piaciuti a Draghi che, pur evitando di entrare in polemica con Trump, lanciava una nuova fase espansiva della politica monetaria della BCE. Misure il cui annuncio ha aiutato anche l’Italia per scongiurare la minacciata procedura di infrazione nei confronti del nostro paese.
Facendolo, guarda caso, all’indomani della visita del vice primo ministro Salvini negli USA, nel corso della quale il leader leghista si è sperticato in elogi nei confronti del presidente americano che ha ingaggiato, ormai da diversi mesi, una guerra commerciale con l’UE, confermando, malgrado gli attacchi personali subiti in passato sia dalla Lega che dal M5S, che Draghi resta uno dei pochi alleati rimasti nello scontro con la Commissione Europea.
Tornando sugli stessi punti affrontati sia a Sintra che prima ancora al Consiglio Direttivo di Vilnius del 6 giugno, Draghi ha confermato di avere ancora “un considerevole spazio a disposizione” e che “in assenza di miglioramento per quanto concerne l’inflazione sarà necessario ricorrere ad ulteriore stimoli”.
Una mano tesa indirettamente da Francoforte al governo italiano. Ma oggi il crollo del governo, con l’aumento dello spread e la stagnazione della produzione, neppure questo aiuto probabilmente potrà utilizzare il governo che andrà a trattare con la Commissione UE le condizioni per restare nei parametri imposti dalla normativa. Certamente, l’affidamento di formare un nuovo governo ad un personaggio di prestigio come potrebbe essere Draghi, rafforzerebbe i rapporti tra l’UE ed uno dei suoi paesi fondatori. Se il compito sarà affidato ad uno dei nuovi mestatori politici, sarebbe molto improbabile raggiungere questo obiettivo.
Speriamo che non passi la linea della “continuità” con l’affidamento dell’incarico a Conte o a qualche altro personaggio legato al M5S perché ciò vanificherebbe ogni sforzo per ritornare a contare in Europa. Non dimentichiamo che l’Italia non ha ancora nominato un proprio rappresentante in seno alla Commissione ed anche questo inciderà sui futuri rapporti con l’Unione Europea.
Agosto 2019
(Avv. E. Oropallo)

Il debito italiano e l’Europa

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