I CONTI NON TORNANO
Il 4 marzo scorso, il Senato, in prima lettura, ha approvato il Disegno di Legge presentato dal capogruppo della Lega per il contrasto all’Antisemitismo. L’obiettivo è quello di promuovere azioni contro l’odio antiebraico, in attuazione dell’art. 3 della Costituzione. “Il Disegno di Legge è stato trasmesso alla Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama che ha, ampiamente, modificato il testo iniziale, tra cui la previsione del divieto di manifestazioni considerate a rischio antisemitismo“.
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A dare l’ok al disegno di legge sono stati i partiti di centro-destra insieme ad Azione di Calenda e Italia Viva, oltre una parte dei Senatori del Partito Democratico, e cinque membri del gruppo dell’autonomia tra cui la Senatrice Elena Cattaneo.
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Il nodo principale è rimasto, però, la definizione stessa di antisemitismo elaborata dall’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto, criticata da parte dell’opposizione perché ritenuta potenzialmente limitativa della critica politica allo Stato di Israele.
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Nel 2021, oltre 200 studiosi, molti dei quali ebrei, hanno ritenuto opportuno dare una definizione alternativa di antisemitismo, chiarendo meglio il confine tra odio antiebraico e critica politica.
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Il rischio denunciato dai giuristi e da numerose organizzazioni per i diritti umani è che la nuova normativa possa trasformarsi in uno strumento per criminalizzare chi denuncia le violazioni del diritto internazionale commesse dal governo israeliano, o chi manifesta solidarietà con il popolo palestinese.
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Combattere l’antisemitismo è una necessità storica e morale, ma – proprio per questo – non può essere confuso con la difesa politica di uno Stato o legittimare le sue politiche. Quando le due cose sono sovrapposte, il rischio è quello di banalizzare l’antisemitismo reale e delegittimare la giusta critica al governo di Israele.
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“Palestina libera”
Il governo israeliano pretende il silenzio sul genocidio dei palestinesi a Gaza, proseguendo, ancora oggi, un’operazione di pulizia etnica sotto gli occhi di tutti, che dovrebbe portare anche all’annessione della Cisgiordania nello Stato di Israele.
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L’iter parlamentare del DDL non è ancora concluso: non lasciamo, dunque, che la solidarietà con il popolo palestinese vada considerata come una forma di antisemitismo. Dietro questa legge non c’è soltanto una discussione giuridica, ma una battaglia politica e culturale in difesa dei diritti umani di fronte a una delle tragedie più drammatiche del nostro tempo.
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In una recente intervista a la Repubblica, lo scrittore israeliano David Grossman, uno degli autori fuori dal coro nel suo paese, ha rotto gli indugi: “per anni ho rifiutato di utilizzare la parola ‘genocidio‘. Ma adesso non posso trattenermi dall’usarla. […] Da israeliano mi chiedo che razza di popolo saremo quando la guerra finirà e dove dirigeremo il senso di colpa, se saremo abbastanza coraggiosi da trovarlo, per ciò che abbiamo inflitto a palestinesi innocenti, per le migliaia di bambini che abbiamo ucciso, per le famiglie che abbiamo distrutto“.
Confidiamo che, di fronte a questa aperta assunzione di responsabilità, il nostro Parlamento ritiri la bozza del decreto.
Marzo 2026
Avv. Eugenio Oropallo