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EMERGENZA SCUOLA

Non è affatto incoraggiante la fotografia scattata dalla Fondazione Agnelli nel suo rapporto sull’edilizia scolastica” – scrive “La Repubblica” del 27 novembre u.s.. – “Ben due terzi – infatti – dei 39.000 edifici scolastici in Italia risalgono a più di 40 anni fa. Molti ai primi del 900.” In sintesi si può affermare che “il patrimonio edilizio scolastico è inadeguato perché obsoleto”. “L’età media delle strutture è di 52 anni con una forbice che va dal 42 in Calabria e Molise ai 75 in Liguria seguita dal Piemonte che segue con 64 anni”. Insomma, se questa è la situazione delle scuole italiane, non ci dobbiamo meravigliare delle conseguenze sia sul piano della sicurezza che anche sul piano della didattica perché la maggior parte delle scuole sono fragili e insicure e gli incidenti numerosi testimoniano una carenza totale di responsabilità che riempie di preoccupazione per quei giovani che dovranno lavorare in quelle aule. Una vera e propria emergenza confermata anche da una indagine di Legambiente che solo lo scorso anno ha censito un crollo ogni tre giorni di lezione. Secondo la fondazione, serve un vero e proprio piano Marshall per l’edilizia scolastica. Il ministro Fioravanti ha dichiarato nelle scorse settimane di aver fatto richiesta al governo di mettere in bilancio perlomeno due miliardi per rinnovare le strutture o perlomeno per compiere un’adeguata manutenzione dichiarando che, in caso contrario, si sarebbe dimesso. Fino ad oggi non c’è stato alcun aggiornamento ed il ministro ricopre ancora il suo incarico. Ma il conto è molto più salato: anche se fossero pronti ed utilizzabili già oggi i due miliardi promessi, si tratta di una cifra molto inadeguata in quanto la stessa fondazione calcola che servirebbero duecento miliardi di euro. “E’ una cifra enorme – ma non impossibile – valuta la fondazione, se si imposta un piano ventennale finanziato anche con mutui della BEI (Banca Europea degli Investimenti) e con l’abbattimento degli sprechi sui consumi energetici”. Dieci miliardi all’anno quanto il reddito di cittadinanza o la quota cento. Si tratta dunque, in periodi come questi, di una scelta politica che la dice lunga sulle responsabilità della classe politica, trattandosi di un intervento prioritario che serve a migliorare la sicurezza dei nostri edifici scolastici e dall’altra dare maggiore assicurazione alle famiglie. Senza dimenticare che il fattore “spazio” a scuola, come ha detto un esperto è il “terzo insegnante”. Scuole sporche, prive dei minimi requisiti igienici, mal riscaldate finiscono per influire negativamente sul rendimento scolastico. Non diciamo, di punto in bianco, di voler raggiungere il livello delle scuole del Nord-Europa ma neppure vogliamo restare gli ultimi della classe, umiliati di non saper offrire una buona scuola ai nostri figli, malgrado i governi, di ogni colore continuino a raccontarci che siamo la settima potenza mondiale. Ci credete voi? Ancor meno io.

5 Dicembre 2019

Emergenza scuola

 

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