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DECRETO DELOCALIZZAZIONE ANCORA IN ALTO MARE

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad uno stillicidio continuo di aziende multinazionali che, anche a causa della pandemia, trasferiscono all’estero le lavorazioni sorte in Italia. Una risorsa questa che le aziende utilizzano per trasferire da un paese all’altro le fabbriche dove i profitti sono più alti. Una soluzione, sul piano economico legittima, dimenticando però che la chiusura per i lavoratori addetti diventa una tragedia. Non è vero che sono solo le multinazionali a delocalizzare. Negli anni ‘80 – con l’ingresso dell’UE di paesi dell’Est Europa, tra i primi a delocalizzare sono stati i marchi italiani che hanno trasferito in tutto o in parte la produzione nei paesi dove il costo del lavoro o la pressione fiscale fosse più bassa. In Italia sono ancora aperte molte vertenze legate a questa prospettiva per cui il governo ha deciso di approvare una legge anti- delocalizzazione che non è ancora neppure in gestazione mentre spuntano altre nuove chiusure di fabbriche. Stavolta è il turno della multinazionale americana Carrier che ha deciso di chiudere lo stabilimento Riello lasciando disoccupati 71 addetti. L’azienda ha comunicato che “a seguito di un’attenta analisi del mercato e della competitività delle nostre operazioni abbiamo deciso di interrompere le attività del nostro stabilimento di Pescara e di concentrarle presso altri impianti con capacità disponibile in Italia e Polonia”. Come contestare questa decisione? Sono le leggi di mercato ed in particolare quelle della concorrenza che decidono per l’imprenditore. Esse non tengono alcun conto del destino degli operai e delle loro famiglie. Questo fenomeno in Italia coinvolse un bacino di 4000 aziende per cui quello della disoccupazione diventa un grave problema sociale che va risolto dal governo senza colpevoli ritardi. Il progetto di legge è ora sul tavolo del premier Draghi: l’obiettivo sarebbe quello di varare il provvedimento entro settembre. Ipotesi poco credibile in quanto tecnicamente la norma deve fare i conti con le regole nazionali ed europee sulla libertà di stabilimento.

Settembre 2021

Decreto delocalizzazione ancora in alto mare

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