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CRISI ECONOMICA E PROBLEMI DI BILANCIO

Mentre la pandemia sta trasformando il volto delle nostre città, mettendo a dura prova tutto il settore sanitario europeo in grado di rallentare la corsa del virus ma non di debellarlo, non dimentichiamo che le spese per il settore sanitario stanno aumentato  il debito dei paesi, tra i quali primeggia l’Italia. Anche i provvedimenti approvati dall’UE, e in particolare il Recovery Found, è in forte ritardo. Si prevede un periodo fino a due mesi per ratificare il piano UE di 750 milioni a sostegno dell’economia. Crescono anche i problemi di bilancio del nostro paese, messo a dura prova dall’indebitamento crescente e di sostegno che lo Stato sta erogando alle imprese in sofferenza. La Confindustria stima che l’aumento dei contagi e il calo degli ordini non fanno ben sperare per il quarto trimestre. La Presidente della BCE Christine Lagarde lancia l’allarme sui ritardi del Recovery Fund per cui non è un caso che abbia accennato alla possibilità che esso possa diventare “permanente”, una sorta di ciambella di salvataggio che dovrebbe coprire i paesi che fanno parte della zona UE. “L’incertezza e la paura causata dalla seconda ondata – scrive Carlo Cottarelli sulle pagine di La Repubblica del 20 ottobre – possono avere conseguenze molto forti. La manovra, grazie al sostegno delle risorse europee è di importo significativo. Si tratta di 39 miliardi le cui coperture sarebbero in deficit (24 miliardi) e in sovvenzione a fondo perduto dell’Europa (15 miliardi) per cui la manovra porterebbe il deficit dal tendenziale 5% del PIL al 7% del PIL. Naturalmente la manovra va esaminata anche per quello che produrrà negli anni seguenti.  Nell’immediato l’azione espansiva finanziata in deficit è accettabile ma, almeno per la metà, ci saranno effetti permanenti sui conti pubblici”. Il Governo aveva previsto un ritorno del nostro PIL a livelli pre-Covid già nel corso del 2022 ma la previsione probabile è che dovremo attendere addirittura il 2030 per tornare ai livelli del 2019, sperando che le risorse che ci stanno arrivando da BCE ed U.E. continuino senza sorprese per tutto il prossimo decennio. Alle prese sempre con la pandemia torna l’incubo della crescita zero con l’Europa che teme di bloccarsi nel quarto trimestre di quest’anno. “La Commissione UE – scrive La Repubblica del 21 u.s. – ha emesso i primi Eurobond per Sure, il Fondo di 100 miliardi chiamato a finanziare gli ammortizzatori sociali nazionali, facendo segnare un successo record che ha raggiunto la cifra di 233 miliardi di Euro, 14 volte superiore ai 17 miliardi complessivi dell’offerta”. Ma il problema resta per il Recovery Found. Sono riprese le trattative fra governi e Parlamento UE per cui c’è un cauto ottimismo di sbloccare le trattative e licenziare il testo entro fine mese. Ma resta innanzitutto il timore che questi stanziamenti non siano più sufficienti per le esigenze degli Stati Membri per cui Gentiloni avverte che “Non siamo ancora fuori dal tunnel”. In primavera le capitali del Sud, in caso di nuovo disastro economico, chiederanno che l’importo attuale di 750 miliardi sia aumentato in attesa di una riforma che lo rende permanente dopo il 2025. Anche perché, ammesso che Parlamento europeo e governi nazionali  riescano a trovare un accordo per la fine dell’anno, bisognerà attendere la ratifica dei Parlamenti nazionali per cui sembra difficile che le ratifiche possano arrivare prima di Natale e così nella migliore delle ipotesi, i primi finanziamenti slitterebbero alla prossima estate. “L’idea lanciata dalla Presidente della Banca Centrale Europea – scrive La Repubblica del 23 u.s. –  potrebbe essere fatta propria dal Parlamento e dalla Commissione per continuare a sostenere l’economia nella seconda metà del decennio cambiando per sempre le ricette economiche dell’Unione. Per sperare di convincere i nordici ad accettare una simile rivoluzione però sarà necessario che i governi nazionali usino i fondi per riformare le loro economie in modo strutturale”. Per quanto riguarda specificamente l’Italia, resta l’opportunità di ricorrere anche al MES che sarebbe un utile strumento per far fronte alle spese che in questi ultimi mesi dell’anno dovranno essere affrontati dal governo italiano, che sia attuato o meno il lockdown. Ipotesi questi tutt’altro peregrina, dopo che già paesi come la Francia e la Germania hanno deciso di adottarlo.

02/11/2020

 

Crisi economica e problemi di bilancio

 

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