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CORTE PENALE INTERNAZIONALE: NUOVO ATTACCO USA ALL’UE

Dietro la cortina della pandemia, che lascia in ombra gli altri problemi che restano a livello mondiale, si strada in modo sempre più evidente il nazionalismo di Trump e l’opposizione del governo USA alle istituzioni multilaterali, creando tensioni con l’UE in una serie di questioni che vanno dal commercio al ruolo della Nato o al programma nucleare iraniano. Un atteggiamento che già aveva portato il governo USA a prendere le distanze dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) alla quale gli USA hanno negato i fondi necessari per l’attività che questo organismo esercita per la prevenzione e la cura delle malattie in tutto il mondo. Altro segnale preoccupante è stato mandato dal governo USA che, dopo le dimissioni del Segretario Generale dell’OMC (Organizzazione mondiale del commercio), ha paralizzato il sistema di ricorso per la risoluzione delle controversie del WTO, minacciando addirittura di lasciare l’organizzazione. In effetti, gli USA si oppongono alla nomina del successore del direttore dimissionario, chiedendo che “il nuovo direttore generale condivida le preoccupazioni degli Stati Uniti, molte delle quali riguardano le posizioni relative alla Cina”. La vicenda potrebbe durare ancora mesi, semmai in attesa dell’esito delle elezioni negli USA. In un momento in cui ci sarebbe bisogno di cooperazione internazionale lo scontro tra gli USA e l’UE sulle istituzioni internazionali segna una nuova divisione tra chi chiede un rafforzamento delle istituzioni multilaterali a livello continentale e globale e l’esasperato nazionalismo USA che non vogliono riconoscere l’interdipendenza globale, necessaria come mostrano sia la pandemia che i cambiamenti climatici. E veniamo allo scontro oggi ancora aperto tra USA e UE a proposito del tentativo del governo Trump di ostacolare l’attività della Corte Penale Internazionale con sede all’Aia, istituita per processare casi di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Un organo giudiziario nato nel 1998 con il sostegno degli Stati europei ma fortemente avversato da
USA, Cina, Russia contrari all’ipotesi che propri militari possano essere giudicati da questa Corte per eventuali crimini commessi.
Addirittura nel 2002 il Congresso degli USA ha approvato il cd. “Hague Invasion Act” che permette al Presidente degli USA di autorizzare la forza militare a liberare il personale statunitense eventualmente detenuto dalla CPI, rendendo possibile, in teoria, un’invasione della città olandese. Si tratta di un conflitto aperto da anni e che oggi riesplode per un’indagine che ha aperto il Procuratore Capo della CPI, Fatou Bensouda, su presunti crimini di guerra commessi in Afghanistan, che aderisce al Trattato, che potrebbe coinvolgere militari USA. L’amministrazione Trump ha revocato il visto diplomatico rilasciato alla procuratrice e minacciato di congelare beni presenti sul territorio USA di proprietà di tutti i funzionari coinvolti in questa indagine.
Scontro che sta sollevando le giuste reazioni sia dell’UE che di altri paesi membri che aderiscono al Trattato. E così il Ministro degli Esteri francese ha ribadito che “le misure annunciate sono segnali di un duro attacco sia alla Corte che agli Stati firmatari del Trattato di Roma”.
Il Vice-presidente del Parlamento europeo ha parlato di “inaccettabile tentativo di coercizione contro un tribunale internazionale e un affronto all’ordine internazionale basato sul rispetto di regole comuni”. Per Human Rights Watch, l’amministrazione Trump “ha mostrato disprezzo per lo stato di diritto globale e mancanza di rispetto per le vittime dei peggiori crimini del mondo”.
Difronte a questo quadro così sconfortante, bisogna convincersi che gli USA stanno abbandonando sempre di più la strada della cooperazione internazionale, arroccandosi sulla difesa più sgangherata dei propri interessi nazionali.
Il più becero nazionalismo che è sempre più apertamente nemico dei principi della solidarietà internazionale. Anche la pandemia poteva essere un momento di condivisione tra tutti i paesi del mondo ma si è rivelata in un’occasione per ribadire la frattura ormai irrimediabile che si è creata tra gli USA e l’UE.
Certo, non si può fare la Storia senza gli USA che restano uno dei protagonisti della scena politica mondiale ma bisogna che ne sia ridimensionato il ruolo che non può essere più quello dominante finora esercitato ma quello di un grande paese che deve sapere che la salvezza dell’umanità è nelle nostre mani. Una battaglia che va combattuta da una sola parte, senza cercare nemici invisibili, senza discriminare i popoli della Terra, senza voler continuare a mettere al primo posto la crescita dei profitti delle proprie aziende.
Sarà questo paese capace di cambiare marcia? Ce lo auguriamo, semmai rimandando a casa i falsi profeti che hanno avvelenato questi ultimi anni della politica mondiale.
22/10/2020

CORTE PENALE INTERNAZIONALE. NUOVO ATTACCO USA ALL’UE

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