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COLF E BADANTI A RISCHIO

Si tratta di categorie dimenticate dal decreto “cura Italia” in quanto la cassa integrazione in deroga non si estende a questi lavoratori e non tutte le famiglie sono in grado di lasciare le badanti a casa continuando a pagare di tasca loro. Ricordiamo che si tratta di un esercito di due milioni di persone di cui nemmeno la metà regolarizzata con un tasso di lavoro nero altissimo. La soluzione peggiore che si prospetta per i primi è il licenziamento mentre per i lavoratori in nero, nel caso il rapporto continui, non potranno uscire di casa perché in tal caso, senza poter spostarsi, in caso di controllo, rischiano anche di essere licenziati per false dichiarazioni. Insomma, un vespaio per cui l’economista Tito Boeri ha indicato tre possibili vie di uscita. La prima è che si potrebbe assicurare le badanti irregolari che non verranno denunciate se si rivolgono agli operatori sanitari, per accertare se esse possono continuare ad assistere gli anziani loro affidati. Secondo, si può incentivare la coabitazione integrando il loro contratto a patto che accettino di convivere con un anziano. Terzo, si può incentivare le famiglie a non sostituirsi alle badanti per risparmiare, per non mettere a repentaglio involontariamente la salute dei loro genitori e nonni. Comunque sia, è importante porre rimedio al più presto a questa omissione. Di sicuro, la soluzione per le badanti non è applicabile tout-court anche ai lavoratori in nero e pensiamo all’arrivo in Italia di decine di migliaia di lavoratori impiegati per la raccolta nei capi e per altri lavori agricoli.

Si tratta di lavoro stagionale che potrebbe essere messo in regola. Una piaga difficile da battere, quando si considera che il fenomeno è ben conosciuto a tutti i livelli ma ampiamente tollerato per non mettere in crisi il settore agricolo. In un’intervista rilasciata al giornale “La Repubblica” del 27 marzo scorso, è la stessa ministra dell’Agricoltura a dichiarare che “Le baracche-ghetto dei braccianti vanno sanate e i lavoratori immigrati regolarizzati. Ci vuole un provvedimento urgente, oltretutto con la mancanza di stagionali stranieri si rischiano i raccolti” riconoscendo che “la nostra agricoltura ha una presenza molto forte di lavoratori stagionali stranieri, per l’emergenza coronavirus rientrati nei paesi di origine”. In effetti spesso sono i paesi da cui provengono i lavoratori stagionali ad impedire il loro ritorno in Italia proprio per i rischi del coronavirus per cui l’alternativa che resta è quella del ricorso al lavoro nero dei migranti presenti sul territorio che, ovviamente, non ne avrebbero la possibilità in mancanza del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Una soluzione ci sarebbe e l’ha adottata il governo socialista portoghese che ha regolarizzato la presenza di tutti i migranti presenti sul territorio per consentire a tutti l’accesso ai servizi pubblici durante l’epidemia del coronavirus. In periodi eccezionali come questi, un provvedimento del genere, consentirebbe non solo di limitare il fenomeno del “lavoro nero” ma anche di poter effettuare un controllo sanitario di questi soggetti che oggi sfuggono a qualsiasi controllo per essere gli ultimi della scala sociale.

6/4/2020

Avv. E. Oropallo

Colf e badanti a rischio

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