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CARBONE E CAMBIAMENTI CLIMATICI

Nel dicembre 2015 – a seguito dei ripetuti allarmi sollevati dalla comunità scientifica – i capi di Stato e i governi di tutti i paesi del mondo si impegnavano a bloccare l’aumento della temperatura di 2 gradi rispetto a quella attuale per evitare la catastrofe climatica. Ma i combustibili fossili – come scrive “La Repubblica” del 19.11 – continuano ad essere utilizzati, la temperatura del pianeta continua a crescere e i ghiacciai continuano a sciogliersi. Questo dello scioglimento dei ghiacci è il fenomeno più preoccupante in quanto dobbiamo soprattutto all’esistenza della calotta polare la nostra sopravvivenza. Secondo gli studi di un esperto ai massimi livelli – il prof. Wadhams – che ha diretto in passato lo Scott Polar Research Institute di Cambridge – la tendenza della progressiva riduzione dei ghiacci è così forte che si può tranquillamente prevedere che il Polo Nord si scioglierà completamente nei prossimi anni, forse già prima della fine di questo secolo. “La scomparsa della calotta polare avrà conseguenze disastrose perché senza ghiaccio – dichiara in un’intervista al giornale il prof. Wadhams – si ridurrà anche la luce solare riflessa verso lo spazio, quindi la Terra si riscalderà ancora di più”. Si produrrà contemporaneamente un innalzamento dei mari che potrebbe crescere anche di un metro entro la fine di questo secolo. “Un altro effetto – si legge ancora – si avrà sui fondali dell’Oceano Artico che intrappolano oggi grandi quantità di metano che, una volta liberato, aumenterà la presenza di CO2 nell’aria in quanto è un gas serra 23 volte più potente dell’anidride carbonica”. Sul disastro annunciato pesa già da oggi la decisione degli USA di uscire dall’accordo di Parigi. “Una decisione – dichiara  lo scienziato – tremenda e imperdonabile, ai limiti della stupidità”. Anche perché la decisione degli USA potrebbe convincere a seguirli altri Stati, soprattutto quelli che fanno ancora largo uso del carbone. In cifre, oggi il consumo annuo di carbone è di 3,7 miliardi di tonnellate equivalente a 3,7 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio mentre l’estensione dei ghiacci artici è passata da 8,3 milioni di Kmq degli anni 70 a 3,4 milioni nel 2012. Senza dimenticare che lo scioglimento dei ghiacci artici, secondo i programmi di sfruttamento dei padroni della Terra, in primo piano le industrie mondiali, viene visto con effetti positivi perché darebbe la possibilità di sfruttare meglio le ricchezze dell’Artico, come anche il metano, per cui già si sta verificando una concorrenza tra i paesi che inglobano parte del mare Artico per accaparrarsi lo sfruttamento esclusivo di territori vastissimi, senza tener conto che questo sfruttamento porterà senz’altro ad aggravare la situazione. Dunque la sopravvivenza del genere umano viene sacrificata per consentire lucrosi profitti alle industrie dei paesi capitalisti ormai padroni delle sorti di questo pianeta. Non si tratta di un’ipotesi fantascientifica perché è la scienza stessa che invano da diversi decenni ha lanciato un appello per organizzare la produzione su basi diverse che non sono quelle attuali che purtroppo, come si legge nell’intervista è la classe politica mondiale, succube degli interessi economici del sistema, a dimostrare tutta la sua incapacità ad affrontare il problema nei suoi termini drammatici. In effetti, bisogna agire subito se si vuole arginare la catastrofe imminente. “Il riscaldamento globale è la principale minaccia per l’umanità” ma non sembra che questa classe politica se ne renda conto, colpa – come è stato evidenziato a Bonn recentemente – “dei limiti di un processo decisionale basato sull’unanimità e sull’assenza di sanzioni: meno di metà degli impegni necessari a evitare il disastro sono stati sottoscritti”. Se non vogliamo attendere che si realizzi questa fosca previsione della fine dell’umanità, sorge spontanea la domanda di che cosa fare. Purtroppo, non è semplice ma è necessario partire dalla considerazione che questo sistema di produzione ha fatto il suo tempo. In realtà, come avvenuto nel passato quando il sistema capitalista seppe sostituirsi a quello precedente, sotto la direzione di una borghesia che ha saputo mantenersi saldamente al potere per oltre due secoli sia pure a costi di crisi periodiche e con disastri bellici che hanno fatto centinaia di milioni di vittime. Questo sistema di produzione e questa classe politica vanno sostituiti al più presto. Grazie alle nuove tecnologie e all’esistenza di centri decisionali più concentrati del vecchio sistema di Stati nazionali – abbiamo la possibilità di mutare il corso della storia e di utilizzare nuovi sistemi di produzione che siano compatibili con il rispetto della natura e con un uso più razionale delle risorse naturali che non possono dirsi illimitate. Credo che non si possa consentire che la stupidità diffusa dei nostri governanti, di cui Trump è un degno rappresentante, possa decidere della sorte di miliardi di individui. Purtroppo, i cambiamenti sociali sono stati sempre accompagnati da guerre e rivoluzioni: oggi è la prima volta che si combatte una battaglia, non per questa o quella classe sociale, ma per l’umanità intera. Sta alla nostra intelligenza e alla nostra capacità di sottrarsi alle scelte scellerate dell’attuale sistema politico ed economico, lavorando alla nascita di un nuovo ordine politico mondiale che sappia scongiurare la catastrofe imminente, contribuendo alla risoluzione pacifica dei conflitti sociali ed economici che sono all’origine della grave situazione che oggi ci troviamo ad affrontare.

Novembre 2017

(Avv. Eugenio Oropallo)

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