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BOARD OF PEACE OVVERO I FALSI AMICI DELLA PACE

 Nello scorso mese di settembre Donald Trump dichiarava pubblicamente di voler creare un “Board of Peace” in quanto, a suo parere, l’Organizzazione delle Nazioni Unite si dimostrava “inefficiente e incapace di assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate da conflitti” come il conflitto tra Israele e la Palestina. Sempre Trump l’11 gennaio scorso annunciava che avrebbe formalizzato la nascita del Consiglio del Board nel giro di qualche settimana. In effetti, il Board of Peace è stato formalmente istituito il 22 gennaio scorso nel corso del Forum Economico Mondiale di Davos, con la firma dello Statuto da parte dei primi 24 Paesi membri dell’organizzazione.

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Le prime reazioni non si sono fatte attendere: il primo Ministro canadese ha dichiarato di essere favorevole all’adesione ma sempre nel caso in cui venisse abrogato l’obbligo di versare un miliardo di dollari per entrare a far parte di questo organismo. La Francia, per bocca del Presidente Macron, ha rifiutato sin da subito di entrare a far parte del Consiglio, in quanto “interferisce con il ruolo delle Nazioni Unite“. Anche la Meloni, in una intervista a “Porta a porta“, dichiarava di non aderire all’organizzazione, in quanto avrebbe presentato margini di incompatibilità con l’art. 11 della Costituzione. In un secondo momento, però, autorizzava il Ministro degli Affari Esteri Tajani a intervenire solo come osservatore.

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Anche diversi diplomatici e funzionari europei hanno espresso seri dubbi sulla struttura dell’organizzazione, in quanto l’attuale Presidente del Board è David Trump, il quale mantiene la carica a vita, per cui la Francia e la Germania non hanno accettato neppure l’invito inviato dal Presidente americano.

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Il Board of Peace“, scrive l’economista Loretta Napoleoni, “è una holding del potere, un colpo di Stato istituzionale che disintegra l’ordine mondiale“. La risoluzione ONU 2803 aveva definito il Board come uno strumento transitorio per risolvere la crisi mediorientale…tuttavia il Board non vuole riformare l’ONU, ma sostituirsi ad esso, e lo fa con la stessa logica con cui sfida le banche centrali: promettendo velocità ed efficienza ma offrendo, in realtà, la centralizzazione del potere nelle mani di una sola persona.

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Per oltre settant’anni l’ordine mondiale si è retto su due pilastri: il consenso multilaterale delle Nazioni Unite e la stabilità monetaria del dollaro ancorato al sistema di Bretton Woods. La struttura del Board, invece, costituisce una vera e propria corporation privata applicata alle relazioni internazionali. Chi paga siede al tavolo, chi non paga osserva. Attorno a Trump si trovano solo Stati autoritari che hanno creato un club esclusivo per chi accetta di giocare con le sue regole.

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Intanto l’ONU è in agonia. Il Segretario generale ha lanciato l’allarme su un “imminente collasso finanziario“, in quanto gli Stati Uniti devono 2,2 miliardi di dollari di contributi arretrati (che non pagheranno).

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Sandro Gozi, già Sottosegretario nel governo Gentiloni e oggi eurodeputato, sostiene che “è ora che la Meloni prenda le distanze da Trump, rinunziando al ruolo di pontiera che si è autoassegnato ma che è miseramente fallito“. Lo ha ribadito Macron al Convegno di Davos: “stiamo scivolando verso un mondo senza legge. Trump mira a dividere l’Europa ad annientare l’UE sotto il profilo commerciale, economico e della sicurezza. Perciò bisogna reagire per difendere i nostri interessi nazionali ed europei“.

La Conferenza di Monaco è lo specchio della transizione globale. L’ordine internazionale basato sui diritti e regole non esiste più“, dichiara il Cancelliere tedesco Merz.

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Scrive Michele Ainis su la Repubblica del 25 febbraio scorso “insomma, Trump vuole sostituirsi alle Nazioni Unite o, quantomeno, sorvegliarne l’operato. Nel Board ci sono un conte e molti maggiordomi. Sarà per questo che perfino il Vaticano, bandiera della pace nel mondo, ha respinto l’invito, mentre noi, invece, abbiamo scelto una soluzione pilatesca: partecipiamo ma come ‘osservatori’. Un ruolo da guardoni che, a conti fatti, legittima il Board e delegittima l’art. 11 della Costituzione“. Non è ammissibile che un organo governativo finisca per cedere alle lusinghe di un avventuriero della politica, che ha come obiettivo creare un “nuovo mondo” che non sarà certo, come dichiara spesso Trump, una nuova età dell’oro come nei miti dell’antica Grecia.

Marzo 2026

Avv. Eugenio Oropallo

BOARD OF PEACE

 

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