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ASSE SALVINI – ORBAN?

Nel marzo scorso la maggioranza dei membri del PPE, presente nel Parlamento Europeo, ha accolto con favore la decisione di Viktor Orbàn di ritirare i 12 membri del suo partito Fidesz dopo il continuo attacco del partito conservatore di Orbàn ai valori del PPE e dell’UE, del rispetto della democrazia e quello dei diritti e delle libertà fondamentali. Fino ad oggi il gruppo di Fidesz non ha trovato ancora dove collocarsi all’interno del Parlamento. Vero è che, subito dopo la decisione di Orbàn, Matteo Salvini nell’aprile scorso si è incontrato sia con il premier ungherese che con quello polacco per siglare un patto che possa portare alla nascita di un gruppo alternativo al PPE ed al partito conservatore di cui fa parte anche la Meloni. Il riferimento per il capo leghista resta Orbàn che non a caso ha definito il capo della Lega un “eroe” per aver frenato l’immigrazione clandestina. “I democratici cristiani non hanno rappresentanza in Europa dopo che il PPE ha scelto di schierarsi con la sinistra – ha detto Orbàn – per cui lavoriamo per dargli una voce”. Di fatto Salvini prova a giocare su due tavoli: a Roma dentro un governo europeista ed euroscettico invece in Europa. Ma per un saltimbanco della politica l’importante è restare sempre a galla, costi quel che costi. Ma questa doppiezza cui si ispira il capo della Lega non può più essere tollerata in quanto le leggi illiberali che Ungheria e Polonia stanno approvando ed applicando nel loro paese rendono sempre più precaria la loro presenza in Europa dato che i due paesi hanno messo in discussione l’autorità di Bruxelles, negato il primato del diritto comunitario sulla legislazione nazionale, discriminata una minoranza per le sue scelte sessuali, equiparando di fatto l’omosessualità alla pornografia. “La democrazia illiberale” è già una realtà a Budapest, ma non esistono due modelli di democrazia: ve ne è uno solo che si identifica nel rispetto delle libertà, nella separazione dei poteri, nel riconoscimento dei diritti. Quello ungherese è già l’anticamera di un sistema autoritario. Anche in Polonia, non dimentichiamolo, il governo sta adottando scelte sempre più autoritarie che se non verranno revocate potranno mandare in soffitta ogni prospettiva democratica. L’appoggio che Salvini continua a dare a questi paesi nella loro fuga dal rispetto dei principi democratici crea sconcerto all’interno della compagine di governo perché c’è il timore più che reale che quella di Salvini sia stata solo una scelta opportunista che si rivela sempre di più in antitesi al programma del governo, come dimostrano alcune prese di posizione del capo della Lega che da una parte conferma la sua fiducia ad un sottosegretario del governo, facente parte del suo partito, che avrebbe voluto intitolare un parco pubblico ad un familiare di Mussolini e dall’altra parte insiste perché si dimetta il Ministro degli Interni Lamorgese accusato di aver aperto le porte all’immigrazione. Fino ad ora il Presidente Draghi ha saputo bloccare ogni manovra di questo alleato del governo così poco affidabile ma Salvini resta una mina vagante che potrebbe esplodere da un momento all’altro, se e quando, non ritenga che non sia più nel suo interesse e, nell’interesse del suo partito, appoggiare questo governo in una fase delicata come quella attuale. Non si possono prevedere quali potranno essere le prossime mosse di Salvini ma non a caso sta insistendo perché Lamorgese sia “dimissionata” anche se il Presidente Draghi ha fatto intendere che la poltrona del Ministro degli Interni non sia in discussione alcuna modifica della compagine di governo.

Agosto 2021

Asse Salvini Orban

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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