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AFGHANISTAN ADDIO. IL TERRORE TORNA A KABUL

L’ex ambasciatore italiano a Kabul, sulle pagine del Manifesto, racconta la storia di questi ultimi venti anni di guerra e le responsabilità politiche che possono spiegare anche il prossimo bagno di sangue.

Facendo un passo indietro nella Storia, vediamo innanzitutto come è stato possibile portare avanti una guerra che risale agli anni ’80. Tutto ha inizio con l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Armata Rossa. Per essere sinceri, non si trattò di una vera invasione, in quanto l’URSS intervenne su richiesta del governo afgano (che implorò 19 volte l’invio di truppe) soprattutto in seguito alle provocazioni americane, che riuscirono a far cadere in trappola il Politburo e a dare ai sovietici “il loro Vietnam”.

Solo un paio di mesi prima di entrare in Afghanistan, l’URSS aveva decisamente escluso la mossa. “L’unico modo in cui possiamo garantire alla rivoluzione afgana di non fallire è inviare le truppe ma non possiamo assolutamente farlo. Sarebbe un rischio troppo alto”. Così diceva Jurij Andropov, capo del Kgb e futuro leader sovietico, lasciando così che le forze ribelli al governo centrale, col sostegno finanziario degli USA, Cina, IRAN e Pakistan, continuassero a diffondere terrore e morte in tutto il paese. Alla fine del 1979, temendo di perdere l’Afghanistan e nel timore che, in caso di caduta del governo filo-sovietico, ci sarebbe stato un rischio che l’installazione di basi militari cinesi o addirittura americane potesse costituire una minaccia per i siti strategici dell’URSS, il Politburo, sotto la guida di Breznev, decise un intervento diretto delle truppe russe.

A fine dicembre 1988, Gorbaciov annunciava ufficialmente il ritiro dell’Armata Rossa che aveva occupato il paese fin dal 1979, abbandonando alla propria sorte il governo fantoccio che aveva collaborato a tenere in piedi fino a quel momento.

Per ironia della sorte, dopo gli avvenimenti dell’11 settembre 2011, toccò proprio agli USA di prendere il controllo militare dell’Afghanistan per battere il terrorismo islamico, trovandosi dunque faccia a faccia con quel pericolo islamico fino ad allora finanziato e sostenuto proprio dall’amministrazione USA e dai suoi alleati. Oggi, dunque, la storia si ripete con USA e mondo occidentale, Italia compresa, nella parte che fu degli invasori sovietici. Con il ritiro di tutte le truppe intervenute nel conflitto, è rimasto a Kabul un governo fantoccio che ancora una volta si scioglierà come neve al sole con un nuovo bagno di sangue. A pagare il prezzo, ancora una volta sarà il popolo afgano. Le donne costrette, se vogliono sperare di sopravvivere, a chiudersi nel pregiudizio, i bambini che potranno imparare solo l’uso delle armi e il Corano.

Solo degli sprovveduti o dei bugiardi potevano davvero credere che i miliziani islamisti non avrebbero tentato di prendersi tutto il paese, tanto più che il Pakistan, paese che ha “creato” i talebani trent’anni fa non ha mai smesso di sostenerli, intervenendo anche a decidere sulle scelte del futuro di questo paese. La decisione del presidente USA Joe Biden di confermare le decisioni prese prima dal governo Obama e poi dal suo predecessore Trump e di fare partire i soldati statunitensi dall’Afghanistan, ha disarticolato i fragili equilibri.

La vittoria dei talebani non sembra più evitabile – scrive il quotidiano Avvenire di domenica 25 luglio – La situazione sul campo in Afghanistan è così preoccupante che Washington ha introdotto in questi giorni misure di emergenza per cercare di garantire la sopravvivenza degli afgani che in questi anni hanno collaborato con la NATO e con le forze armate statunitensi”, lanciando un ponte aereo per permettere alle migliaia di afgani e alle loro famiglie, che hanno lavorato con gli americani, di lasciare il paese prima del ritiro delle truppe americane. “Gli stranieri sono arrivati trovando una situazione tragica – scrive La Repubblica del 16 luglio – e sono partiti lasciandone una peggiore. L’unica soluzione per la pace è un nuovo accordo tra le parti ma oggi questo è molto lontano”.  E’ solo una questione di tempo dunque ma i talebani rientreranno ben presto a Kabul.

Secondo la rivista “Affari Internazionali” del 24 u.s. “i talebani si stanno preparando per la spallata finale che consentirà loro di conquistare Kandahar: luogo simbolo dell’Afghanistan ma la provincia di Kandahar è importante per un altro motivo: l’oppio. La coltivazione e la lavorazione degli oppiaci in Afghanistan copre il 92% della domanda a livello globale e rappresenta la metà degli introiti dei talebani e della criminalità organizzata internazionale a loro associata”. “La conquista di Kandahar – continua la rivista – vale più del mero controllo territoriale. Con buona pace degli Stati Uniti e con grande preoccupazione per gli altri attori regionali, dall’Iran alla Cina, dal Pakistan alle Repubbliche centro-asiatiche, ex-sovietiche, alla stessa Russia”. Metà del paese è in mano ai talebani e la stessa Kandahar è ora sotto assedio. Di fatto le aree rurali poste sotto controllo dai jihadisti vengono utilizzate per reclutare e addestrare combattenti, raccogliere fondi, rifornirsi e per fare propaganda in tutti i territori occupati, limitandosi ad azioni di disturbo nei confronti delle milizie locali che si stanno riorganizzando con l’esplicito sostegno del presidente afgano e dei gruppi di potere anti-talebano. Una scelta che ha di fatto aperto una nuova fase della guerra civile afgana.

La speranza di un accordo tra le parti, auspicato dai negoziati tenuti a Doha l’anno scorso tra l’allora segretario di Stato USA Mike Pompeo e il numero due dei talebani, si è sciolta come neve al sole perché i talebani hanno reso noto che non prenderanno parte ad alcuna conferenza di pace, facendo chiaramente intendere di voler gestire tutto il potere da soli. Se è ancora presto per dire come si evolverà la situazione geo-politica nella regione, c’è da dire che vi è un forte interesse della Turchia a ritagliarsi un ruolo non certo marginale ma strategico nel futuro di questo paese. Ancora una volta, dunque, non sarà il popolo afgano a scegliere del proprio destino ma gli interessi incrociati di altre potenze straniere che certamente non contribuiranno a riportare la pace in questo paese lacerato dalle violenze di una guerra che sembra non avere più fine, con gravissime responsabilità politiche di quei paesi, a partire dalla Russia e a finire agli USA, che in vent’anni di guerra hanno portato solo morte e distruzione in questo paese ridotto in macerie, abbandonato oggi da chi di fatto era partito per pacificarlo.

Luglio 2021

Afghanistan addio. Il terrore torna a Kabul

 

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