IL SOGNO INFRANTO DI MR. TRUMP
All’assemblea generale delle Nazioni Unite tenutasi il 23 settembre 2025 il Presidente USA, dopo aver elencato i suoi successi economici, ha apertamente dichiarato che per aver messo fine a sette guerre (questa è una sua opinione) si sarebbe aspettato gli venisse conferito il Nobel per la Pace – che invece, come sappiamo, è stato assegnato alla leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado.
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Il premio Nobel per la Pace è un riconoscimento di prestigio mondiale attribuito annualmente alle persone che si sono distinte per l’impegno in favore della pace mondiale, apportando un importante contributo a quest’ultimo. E questo non era certamente il caso del Presidente USA che, invece, gioca con le armi e con le guerre come se fossero strumenti di lavoro.
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Pur masticando amaro, il nostro Donald non ha abbandonato la speranza di poter ricevere questo ambito riconoscimento. Proprio all’inizio di quest’anno rispondendo ad un messaggio del premier norvegese, recapitato anche alle Cancellerie degli altri Paesi europei, ha criticato l’Europa per non aver sostenuto la sua candidatura al Nobel. Adirato con mezza Europa, ha dichiarato espressamente che non si sente più in dovere di risolvere i problemi dell’Europa – sbattendo la porta in faccia agli alleati, minacciando apertamente di voler occupare la Groenlandia che ritiene essenziale per la sicurezza degli USA.
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È stata una giornalista e scrittrice, Sielke Kelner, che lavora per la rivista OBCT a fare una riflessione sulle manie di grandezza di Trump e sulle ambizioni di Nicolae Ceaușescu, due leader che, sia pure in epoche diverse, hanno mirato al Nobel.
“Mezzo secolo fa“, scrive la giornalista, “Ceaușescu, all’epoca Presidente della Romania, giocava un ruolo non del tutto marginale nel conflitto israelo-palestinese, convinto che quel protagonismo gli sarebbe valso il premio Nobel per la Pace. Malgrado il suo attivismo, Ceaușescu non riuscì nel 1978 e neppure nel 1986 ad aggiudicarsi l’agognato premio dell’Accademia norvegese.”
“Nei mesi scorsi“, scrive ancora la Kelner, “un altro leader, altrettanto vanesio e incline a manifestazioni autocratiche ha espresso l’ambizione di ottenere lo stesso titolo appellandosi alle sue presunte doti di negoziatore in politica estera per il ruolo giocato non solo tra Palestina e Israele, ma anche tra Ucraina e Russia. Le ragioni di tanto affanno da parte di Trump, nel sincerarsi di essere invitato a Oslo, sembrano causate da un narcisismo che non è poi tanto dissimile da quel leader che guidava la Romania oltre mezzo secolo fa. La parabola di Ceaușescu può offrire una chiave di lettura per comprendere le odierne ambizioni di Trump“.
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In entrambi i casi vi sono alcune analogie che fanno avvicinare questi politici. Basta guardare ai famigerati piano-urbanistici che Ceaușescu riservò a Bucarest, mentre oggi il Presidente Trump ha studiato e preparato un piano urbanistico per trasformare la striscia di Gaza in un’oasi turistica per ricchi, dopo aver espulso i palestinesi dal loro Paese.
Per finire, ricordiamo che Ceaușescu, a furor di popolo e dopo un processo sommario, fu fucilato insieme alla moglie dal suo popolo stesso, stanco del regime di terrore instaurato dal despota rumeno. Per Trump, oggi, il problema non è quello del potere, che tiene strettamente in pugno, ma il timore di ritrovarsi solo in compagnia dei suoi scherani, e con il terrore che sia proprio il suo popolo a fare giustizia.
Febbraio 2026
Avv. Eugenio Oropallo