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DEPORTAZIONE IN MASSA DEI PALESTINESI

Forte della copertura fornita dagli USA e con l’appoggio dei paesi occidentali, la mattanza del popolo palestinese è continuata senza tregua. Grazie anche al silenzio più assoluto di Abu Mazen presidente della ANP (Autorità Nazionale Palestinese), che è anche presidente dell’OLP, il quale firmò a suo tempo gli accordi di Oslo. Se viene giù Oslo, viene giù anche il principio dei due Stati ed il riconoscimento di Israele. Il suo mandato è scaduto nel 2009 ma non si vota perché c’è il timore che a vincere sia Hamas. Questo spiega perché non ha mosso un dito dopo aver dichiarato laconicamente che i palestinesi hanno il diritto di difendersi. Il suo nome ritorna a circolare come eventuale negoziatore per mettere fine a questa guerra.

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L’operazione militare di Israele non si è mai fermata nelle scorse settimane: solo è cambiato il quadro in quanto dopo i bombardamenti, l’esercito israeliano è penetrato nel territorio della fascia di Gaza per distruggere la rete dei cunicoli costruiti sotto la città, dove si pensa siano asserragliati i combattenti più esperti e le armi migliori. Nel passato questo reticolo che si sviluppa su diversi piani aveva soprattutto una funzione difensiva ma adesso sono stati trasformati in basi d’assalto. Essi sono considerati da Israele “una minaccia strategica“. Questa volta gli israeliani potrebbero utilizzare il tritolo per demolire queste fortezze seppellendo uomini e munizioni. Ma l’azione militare non ha risparmiato strutture civili come ospedali, scuole, moschee. Negli ospedali allo stremo i medici sono costretti ad operare per terra e ad implorare i presenti di donare sangue che comincia a scarseggiare – ed anche l’obitorio è sovraffollato. Senz’alcun avvertimento l’esercito israeliano ha dato l’ordine ai civili di trasferirsi verso il Sud, per cui le strade sono state invase da migliaia di palestinesi che con ogni mezzo a disposizione – persino a piedi – hanno iniziato una lunga marcia verso il Sud sotto gli occhi vigili dell’esercito. Al valico di Rafah, al confine della striscia di Gaza con l’Egitto, si sono ammassate migliaia di persone. Alle loro spalle la situazione è peggiorata di ora in ora in attesa di una “pausa” che Netanyahu ha negato per diverse settimane, malgrado ci fosse l’accordo anche del segretario di Stato Americano Antony Blinken. L’UNICEF ha definito “catastrofico” lo stato delle cose sul terreno. Mentre l’OMS ha aggiunto come la vita di centinaia di pazienti sia a rischio a causa della mancanza di medicinali e carburante per far funzionare i generatori. Dall’inizio dell’invasione sono morte 8800 persone di cui 3648 bambini. Nel frattempo l’esercito israeliano ha continuato ad attaccare l’ingresso dei tunnel completando l’accerchiamento di Gaza city che ormai è isolata.

Un gruppo di esperti dell’ONU ritiene che nella striscia di Gaza “si rischia il genocidio” affermando che sia Hamas che Israele “potrebbero aver commesso crimini di guerra”. Precisando che anche Hamas, benché considerata una organizzazione terroristica da USA, UE e altri paesi, governa da oltre 20 anni in piena continuità la striscia di Gaza per cui l’attacco del 7 ottobre rientrerebbe nella categoria degli atti di guerra, escludendo che si tratti di un atto terroristico. Quanto ad Israele, le accuse di crimini di guerra nei suoi confronti sono dovute sia al blocco degli aiuti umanitari e dei servizi essenziali, sia per aver punito un popolo di 2 milioni e mezzo di palestinesi e con un uso “sproporzionato” della forza per il gran numero dei civili morti a causa dei bombardamenti che, secondo il Ministero della Sanità di Gaza (controllato da Hamas) sarebbero più di 9000, tra cui un gran numero di bambini.

Giovedì scorso (il 2 novembre) la BBC ha reso noto che tra gli obiettivi colpiti da Israele a Jabalia, il campo profughi nel nord di Gaza, sono state bombardate anche quattro scuole dell’ONU considerate “area sicura“. Tuttavia Israele afferma che l’attacco a Jabalia è servito per eliminare un capo di Hamas e diversi combattenti che si nascondevano in un tunnel costruito sotto il campo profughi. Anche nella Cisgiordania dal 7 ottobre i palestinesi si sono chiusi nei villaggi e nelle città senza potersi muovere, con la paura costante delle evacuazioni forzate.

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L’autodifesa (art. 51 Carta delle Nazioni Unite) non può essere usata dal governo israeliano in violazione del diritto umanitario facendo morire di fame e di sete donne, bambini e gli anziani rimasti nella prigione a cielo aperto che oggi è diventata la striscia di Gaza.

La conseguenza di questi massacri sarà la radicalizzazione di tanti giovani, facendo aumentare l’odio verso l’occidente e Israele. Migliaia di persone nel mondo sono scese nelle piazze per gridare la propria indignazione per il massacro che si sta svolgendo a Gaza, senza che le potenze mondiali siano intervenute per mettere fine a questa ennesima barbarie.

Oggi il diritto internazionale è calpestato non solo da Israele, ma da tutte le istituzioni internazionali. La Corte Penale Internazionale – scrive sulla Sinistra Sindacale (num. 18/2023) Luisa Morgantini – “dovrebbe agire urgentemente ed arrestare Netanyahu e i suoi generali. Ma dovrebbe indagare anche sulle responsabilità di Biden e dei leader europei, in primis della presidente della Commissione Europea Von der Leyen, per complicità con Israele“.

Ma Israele – scrive ancora Morgantini – resterà impunita e sa che lo sarà ancora utilizzando il ricatto dell’antisemitismo e dell’Olocausto mentre si accinge a portare a compimento quello che Ben Gurion aveva iniziato: la pulizia etnica della Palestina iniziata nel ’48 con la cacciata di più 750mila palestinesi e continuata in tutti questi anni con la ‘deportazione silenziosa’“.

Novembre 2023

DEPORTAZIONE IN MASSA DEI PALESTINESI

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