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La giustizia civile col fiato grosso

La giustizia civile col fiato grosso

Secondo La Repubblica del 22.7, “la giustizia civile continua a correre su due diverse velocità”. Secondo i dati forniti dal Ministero della Giustizia, la giustizia civile, si legge, “ appare ancora lontana dagli standard di efficienza e produttività dei sistemi giudiziari più avanzati”. Il ministro Orlando segnalava, nel presentare i dati del primo semestre 2016, come le pendenze siano calate da quasi 6 milioni del 2009 a meno di 4 milioni nel 2014, con arretrati in forte contrazione sia in Corte di Appello che per quanto concerne i Tribunali. Ma nello stesso tempo la ricerca svolta dall’Ufficio Parlamentare del bilancio segnala come l’efficienza e la produttività siano diversi. Ancora una volta la maglia nera spetta a strutture giudiziarie del Sud. Incredibile il dato fornito dalla ricerca per quanto riguarda i tempi di smaltimento. Un fascicolo ad Aosta ha una durata media di 118 giorni, che diventano 278 a Taranto, 658 a Salerno e addirittura 1193 a Patti. Questi dati anche se confermano una lentezza della giustizia civile nel Mezzogiorno d’Italia, vanno chiariti per non criticare ancora una volta la lentezza delle strutture giudiziarie al Sud. Va detto – come peraltro rileva anche il giornale – che i giudizi sono diminuiti grazie anche alle riforme poste in essere dal Governo che hanno di fatto limitato il ricorso in appello. Così come va detto che le modifiche apportate alla legge Pinto hanno congelato il ricorso alle Corti di Appello. In pratica, il crollo dei giudizi determinato dall’aumento dei costi della giustizia ha prodotto la riduzione dei tempi d’attesa ma questa non è la soluzione perché l’aumento dei costi va a penalizzare soprattutto i cittadini a basso reddito che rinunziano a fare ricorso alla giustizia, alimentando la sfiducia nella giustizia. C’è da aggiungere che il fenomeno dell’arretrato è difficile da eliminare, anche perché sono venute a mancare molte risorse alla giustizia civile col blocco anche delle assunzioni che ha aumentato il carico di lavoro per alcune categorie di lavoratori della giustizia obbligati a coprire più mansioni contemporaneamente. Senza dimenticare che c’è un problema di fondo da affrontare. Il numero dei giudici ordinari è insufficiente a smaltire un carico di lavoro che resta gravoso, anche perché manca spesso personale che possa assisterli nello svolgimento delle loro funzioni. Per chi non lo sapesse, ormai la giustizia minore si regge sul lavoro dei giudici onorari, scelti tra gli avvocati e altre categorie professionali che sono i giudici di pace. Ma anche altre funzioni a livello di Tribunale e di Corti di Appello, possono essere svolte solo con la supplenza dei magistrati volontari. Nonostante questo apporto, però, si continuano a registrare dei profondi ritardi nelle decisioni che possono addirittura aversi – come capita nelle Corti d’Appello – anche a distanza di due-tre anni dalla fine dell’istruttoria vera e propria. Si tratta dunque di difetti di sistema che vanno studiati e corretti con la collaborazione di tutte le categorie interessate nell’interesse del cittadino che ha diritti di accedere alla giustizia e di poter contare su una risposta efficiente e rapida.

Nota a cura avv. E. Oropallo

Settembre 2016

 

 

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