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CRONACHE DELLA PANDEMIA A ROMA NESSUNA PIETAS PER I MORTI

Nei mesi scorsi abbiamo assistito con dolore a quelle scene trasmesse dalla televisione del trasferimento delle bare dei morti per Covid in altre città per la saturazione dei posti nei cimiteri della provincia di Bergamo dove la pandemia aveva già fatto centinaia di vittime. Un mesto corteo di anonimi camion che trasportavano i resti mortali di tanti cittadini lontano dal loro paese e comunque senza dare ai parenti, per timore di contagio, la possibilità di poter dare un ultimo saluto ai loro morti. Uno spettacolo davvero impressionante che ha dato prova di come il virus aveva colpito duramente questa popolazione. Bare sparse un po’ dovunque messe là in attesa di rientrare nella città da cui erano partite. Un dolore in più per i parenti, figli, nipoti ed amici che non hanno potuto assicurare ai loro morti una degna sepoltura. A dire il vero, quelle immagini mi hanno riportato alla memoria le fosse comuni dove sono finiti centinaia di migliaia di persone, uomini e donne per ragioni politiche o per persecuzioni religiose. Ricordiamoci delle foibe che sono servite nella ex Jugoslavia prima agli occupanti fascisti e poi ai partigiani titini per far scomparire nelle profondità carsiche le prove del loro lavoro di macellai. Ma in tempo di pace non si può più tacere su una vergognosa situazione come quella denunciata recentemente dalla stampa. A Roma, la capitale d’Italia, “centinaia e centinaia di salme giacciono da mesi accatastate nei depositi comunali all’aria aperta, stipate in camion frigoriferi in attesa da settimane per la cremazione o la sepoltura insieme a decine di urne con le ceneri” scrive La Repubblica del 23 u.s.. E’ stata la denuncia sui social del deputato PD Andrea Romano a far esplodere il caso cimiteri. Duemila bare, secondo gli operatori di pompe funebri, soltanto 850 secondo l’azienda municipalizzata AMA che gestisce i servizi cimiteriali oltre alla raccolta dei rifiuti. Per tentare di giustificarsi l’Ama segnala che “c’è stato un aumento esponenziale delle cremazioni che sono arrivate a 17.000 nel 2017, oltre ai morti per Covid”. “Se la situazione era già nota nel 2017 – si chiede il giornale – perché la giunta Raggi non ha fatto niente? Il fatto è che due degli impianti di cremazione sono perennemente fuori uso. Difronte alla catastrofe annunciata, a rischio di una bomba sanitaria nel cimitero di Prima Porta – già segnalata da una memoria della giunta stessa (ma diventata lettera morta) – Raggi ha promesso di intervenire”. C’è da chiedersi ancora una volta perché la sindaca ha deciso di intervenire solo dopo la denuncia dei cittadini. Come intende intervenire per mettere fine a questa vergogna? Anche se sarà la Magistratura ad occuparsi di questa vicenda, resta l’amarezza e sinceramente anche l’indignazione per questo ulteriore macabro spettacolo che rivela tutta l’inadeguatezza dei dirigenti comunali, senza dimenticare che il Presidente della Regione – sicuramente a conoscenza di questa indecente situazione – non sia intervenuto per tempo a trovare una soluzione. Sicuramente passeranno mesi prima di poter tornare alla normalità ma senza alcuna certezza. Anche perché secondo l’AMA “la proiezione della mortalità nella capitale per la fine del 2021 sarà di 39 mila morti. Dove li metteremo?” Non dimentichiamo che il problema non è solo qui da noi perché anche negli USA per mancanza di spazi nei cimiteri, hanno fatto addirittura ricorso alle fosse comuni come già avvenuto in paesi più poveri come l’India. Ci dovremo rassegnare anche noi a questa prospettiva più che realistica? Speriamo che si tratti solo di una previsione pessimistica che non abbia a verificarsi.

Aprile 2021

Cronache della pandemia. A Roma nessuna pietas per i morti

 

 

 

 

 

 

 

 

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