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CONTO ALLA ROVESCIA PER SALVARE IL PIANETA

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature il 10 settembre scorso ha rilevato che tra il 2000 e il 2023 le emissioni di gas serra dell’industria petrolifera e di quella del cemento hanno contribuito ad almeno 2013 ondate di estremo caldo, che hanno provocato morte e distruzione in tutto il mondo. Ne sono conferma le inondazioni di Valencia nel 2024 e gli incendi in Spagna e Portogallo.

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Per molto tempo, gli Stati Uniti hanno avuto il primato mondiale per le emissioni di gas serra. Dopo aver abbandonato il negoziato mondiale sul clima tenuto a Parigi del 2005, Trump ha boicottando successivamente anche la COP30 che si è tenuta a Belém lo scorso novembre – opponendosi allo sviluppo delle fonti rinnovabili, spingendo gli altri Paesi a ridurre gli investimenti nella transizione energetica e a consumare più petrolio, carbone e gas (responsabili di oltre il 75% delle emissioni del gas) che rischiano di provocare la nostra estinzione.

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La scrittrice e giornalista Eliana Brum, in un articolo pubblicato sulla rivista Internazionale del 26 settembre del 2025 ha lanciato un ultimo appello per salvare il pianeta. “Abbiamo mancato l’obiettivo di limitare l’aumento delle temperature globali a 1,5 gradi rispetto alla media del periodo preindustriale, e ora non c’è più tempo da perdere. La cosa migliore che possiamo fare in questo momento” scrive la Brum “è smettere di abbattere alberi come in Amazzonia“. Siamo in emergenza, per cui se non riusciamo a costringere i governi e le istituzioni internazionali ad agire in fretta, perderemo anche l’opportunità di sopravvivere, sia pure in cattive condizioni. Non c’è altra via di salvezza: l’umanità deve lottare per fermare Trump che si è fatto capofila di quanti continuano a mettere in discussione l’esistenza di una crisi globale per motivi economici e di profitto.

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Anche la foresta amazzonica è un paradiso a rischio estinzione e, anche se fa male solo a pensarci, è necessario parlarne. Purtroppo malgrado il calo della deforestazione nel periodo agosto del 2003 – luglio 2004, la sua estensione è diminuita complessivamente del 45,7%. L’Amazzonia è, a questo punto, vicina al suo punto di non ritorno climatico – oltre il quale buona parte dell’ecosistema collasserebbe…mettendo in pericolo il ruolo di questa foresta come deposito di C02 e rendendo gli effetti della crisi climatica ancora più devastanti. “Tra pochi decenni, forse poco più di uno, la foresta amazzonica potrebbe morire” conferma l’ecologista Emanuela Evangelista – e la catastrofe riguarderà l’intero pianeta.

Marzo 2026

Avv. Eugenio Oropallo

CONTO ALLA ROVESCIA PER SALVARE IL PIANETA

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