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LA GUERRA DEI DAZI

Prima ancora di insediarsi alla Casa Bianca una seconda volta, Trump non ha nascosto che intendeva rivedere i rapporti commerciali con il resto del mondo, e riequilibrare la bilancia commerciale USA fortemente passiva. “Nel mondo c’è un grande e solo debitore: gli Stati Uniti“, scrive Ignazio Visco, “che è il risultato delle importazioni sempre superiori all’export, e del valore delle società commerciali in cui investe il resto del mondo“.

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Già: la vittoria di Trump alle elezioni presidenziali del novembre 2016 aveva sconcertato i partner del mondo – ed in particolare quelli europei, che avrebbero preferito vedere alla Casa Bianca la candidata democratica Hillary Clinton. Scrive la storica e saggista Adriana Castagnoli, editorialista de Il Sole 24 Ore: “Il suo arrivo nello studio ovale coincideva con una fase di debolezza della globalizzazione; le sue parole inquietarono i sostenitori del free trade oltre che le istituzioni internazionali, in prima linea, contro il protezionismo, come il FMI e la WTO“. Situazione, questa, che era già nota alle cancellerie di mezzo mondo come agli operatori finanziari.

Fra le priorità dei primi cento giorni (dopo l’insediamento del 20 gennaio 2017) il neopresidente indicò di voler uscire dal TTP (Trans-Pacific Partnership), dichiarando di volerlo sostituire con accordi bilaterali e lanciando così un forte segnale di stampo protezionistico. Assieme alla promessa di una stretta sull’immigrazione, la costruzione di un muro lungo il confine con il Messico, la cancellazione della riforma sanitaria dell’amministrazione Obama (varata per estendere l’assistenza a milioni di americani). Inoltre, Trump annunciò anche il cambiamento della politica ambientale, che avrebbe comportato il ritiro degli USA dall’accordo di Parigi sul clima.

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La fine dell’alleanza tra Europa e gli USA

Dopo la fine della Guerra Fredda le frizioni fra USA e UE sono emerse in modo sempre più evidente. Un solco che diventa sempre più profondo, se si pensa che gli USA convincono la Gran Bretagna ad uscire dall’UE, facendo promesse che poi si rivelano fallaci.

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Il viaggio di Trump in Europa, nel 2017, segnò un punto di non ritorno nelle relazioni fra gli Stati Uniti e l’UE. Al vertice della NATO del 22 maggio 2017 Trump chiese agli alleati di adeguare le spese per la difesa al 2% del PIL. Il documento finale del G7 in parte recepì la linea d’azione sostenuta da Trump mostrando un’apparente ritrovata unità.

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Qualche giorno più tardi, ad un raduno della CSU a Monaco, Angela Merkel per togliere ogni illusione a chi, in Europa, pensasse di contare sull’amico americano, dichiarava: “è finito, per certi aspetti, il tempo in cui potevamo far pieno affidamento sugli altri alleati […]. Noi europei dobbiamo prendere in mano il nostro destino“.

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Sarà sempre la Cancelliera tedesca alla fine di giugno, in un discorso al Parlamento tedesco, a promettere di rafforzare la costruzione europea – in stretta collaborazione con Parigi, a maggior ragione dopo la fuoriuscita della Gran Bretagna dall’UE. “Chiunque pensi che i problemi del mondo possano essere risolti con protezionismo e isolazionismo, vive dentro un gigantesco fraintendimento“.

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Purtroppo, il progetto di riforma in senso federale dell’UE dopo l’uscita di scena di Merkel sarà messo in un cassetto a causa di un ‘diffuso sovranismo’ che finirà per portare a un ripescaggio della NATO – la quale, invece, era stata messo in discussione già dal Presidente francese Macron.

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Oggi l’Europa sta pagando gli errori di questa politica a rimorchio degli interessi USA – che sono tornati a battere cassa in Europa chiedendo all’UE di pagare le spese di un conflitto che è stato acceso proprio da quella NATO che ritornava sulla scena politica, e mettendo in discussione gli accordi di Minsk che prevedevano di tenere lontana la NATO dai confini della Federazione russa.

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Sudditi o alleati?

In un’intervista telefonica Fareed Zakaria, analista economico, conferma che il Presidente Trump è un convinto protezionista ed isolazionista. Donald si sente il boss della situazione e tratta i Paesi alleati come sudditi, per cui non possiamo aspettarci niente di buono – per giunta alla luce delle sue più recenti dichiarazioni, che mostrano al mondo intero il volto feroce dell’imperialismo USA.

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Trump non ama gli scienziati

Il professore Robert Schiller (premio Nobel per l’Economia nel 2013) bacchetta la Casa Bianca: “uscire da questo clima conflittuale sarà difficile, e il protezionismo è la teoria più dannosa. Trump è riuscito a inoculare ovunque il virus pandemico dell’antagonismo, della conflittualità, che è il danno peggiore, al di là dei livelli finali delle tariffe. Che poi finali non saranno mai, perché lui sarà sempre pronto a rovesciarli. Ha generato il caos, e con la repressione degli oppositori al livello accademico, giudiziario e scientifico ci dà la sensazione che non viviamo più in una democrazia“.

Trump ha promesso agli Stati Uniti una nuova “età dell’oro” a suon di dazi, esportazioni petrolifere e nuovi territori. La vecchia Europa, dinnanzi agli equilibri geopolitici che il trumpismo sta formando, mostra tutte le sue debolezze: un “continente di coccio” schiacciato tra due “continenti di ferro”. La nuova strategia varata da Trump di non garantire più gratuitamente la sicurezza europea impone all’UE di procedere a una riforma in senso federale – per cui bisogna rivoluzionare comportamenti, scelte e alleanze per sganciarsi dalla tutela dell’ingombrante alleato. Ma questo compito non può essere svolto dall’attuale Commissione europea e, in particolare, dalla sua Presidente: in questi anni hanno dimostrato di non sapersi scrollare di dosso il pesante fardello della NATO, il quale costituisce un ostacolo alla costruzione di un’Europa democratica e federale.

Luglio 2025

Avv. Eugenio Oropallo

LA GUERRA DEI DAZI

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